assegno di ricollocazione 2017Di Oscar Genovesi

Il legislatore ha introdotto nel nostro ordinamento un nuovo strumento, modellato sulle esperienze nordeuropee, di politica attiva del lavoro: il c.d. contratto di ricollocazione. L’intento senza dubbio era quello di colmare la mancata integrazione tra politiche passive (di competenza esclusivamente statale) e politiche attive del lavoro (di competenza concorrente tra Stato e Regioni).

Per Politiche Attive si intendono tutte quelle iniziative messe in campo dalle istituzioni, nazionali e locali, per favorire l’ingresso o il reinserimento nel mercato del lavoro dei soggetti in cerca di primo impiego o che hanno perso il lavoro (es. i sussidi/incentivi all’occupazione; la formazione professionale; il sostegno finanziario e i servizi per la nuova imprenditorialità; i servizi per l’orientamento e il collocamento).

Per Politiche Passive si intendono le prestazioni economiche a favore dei soggetti disoccupati che abbiano perso un’occupazione o che subiscano una sospensione di carattere temporaneo dell’orario di lavoro e della retribuzione, pur restando in essere il rapporto di lavoro. (es. i sussidi di disoccupazione; le integrazioni salariali; gli schemi di prepensionamento).

Il contratto di ricollocazione è stato introdotto per la prima volta (ed in via sperimentale) in Italia con l’art. 1, comma 215, Legge 27 dicembre 2013, n. 147 (la c.d. legge di stabilità del 2014), con l’obiettivo di coniugare le misure di sostegno del reddito con la promozione dell’inserimento lavorativo nel tessuto produttivo del soggetto che versi in stato di disoccupazione.
Tuttavia, non molto tempo dopo l’entrata in vigore del contratto di ricollocazione, l’art. 34, comma 1, lettera i), del d. lgs. n.150/2015, ha disposto una parziale modifica della disciplina, sottolineata in primis dalla diversa denominazione dello strumento: da contratto di ricollocazione ad assegno di ricollocazione per i disoccupati.

Quindi, il contratto di ricollocazione, di cui all’art. 17 del D. Lgs. 4 marzo 2015, n. 22, è stato abrogato e sostituito dall’assegno individuale di ricollocazione, previsto dall’art. 23 del d. lgs. 14 settembre 2015, n. 150.

Il “nuovo” assegno individuale di ricollocazione si presenta come un voucher, ossia una “dote individuale di ricollocazione” spendibile presso gli Enti accreditati, assegnata a richiesta dell’interessato, ai soli “disoccupati percettori della Nuova Prestazione di Assicurazione Sociale per l’Impiego (Naspi), di cui al d. lgs. 4 marzo 2015, n. 22” da almeno 4 mesi. Come specificato dall’Anpal, l’assegno non sarà pagato direttamente al lavoratore ma all’Ente scelto dal disoccupato per il reinserimento nel mercato del lavoro.

Quindi, essere privo di impiego e aver dichiarato la propria immediata disponibilità al lavoro sono le due condizioni che determinano formalmente l’inizio dello stato di disoccupazione nel collocamento ordinario (art. 19 del decreto legislativo 14 settembre 2015, n. 150).
La richiesta dell’assegno è volontaria e si compila sul portale Anpal.gov.it o presso un Centro per l’Impiego. All’atto di presentazione della domanda sarà necessario scegliere l’Ente presso cui ricevere assistenza per la ricerca di lavoro. Ottenuto l’assegno di ricollocazione, la persona si dovrà recare all’appuntamento fissato presso la sede del soggetto scelto, durante il quale le verrà assegnato il tutor.

Una volta scelto l’Ente – tra Centri per l’Impiego, Agenzie per il Lavoro e Fondazione Consulenti del Lavoro – il disoccupato beneficerà di un servizio personalizzato volto al reinserimento nel mondo del lavoro in tempi brevi. Il tutor affiancherà il soggetto disoccupato nella ricerca intensiva di opportunità occupazionali, nella selezione dei posti vacanti e lo assisterà nelle prime fasi di inserimento in azienda.

L’assegno varia da un minimo di 250 euro ad un massimo di 5.000 euro, a seconda del profilo di occupabilità del disoccupato e l’importo viene riconosciuto all’Ente che ha fornito il servizio di affiancamento nella ricerca attiva di una nuova occupazione solo a risultato occupazionale acquisito (da 1.000 a 5.000 euro in caso di sottoscrizione di contratto a tempo indeterminato, anche in apprendistato; da 500 a 2.500 euro in caso di contratto a termine superiore o uguale a 6 mesi; da 250 a 1.250 euro per un contratto a termine da 3 a 6 mesi, ma solo per le Regioni meno sviluppate.

È bene chiarire che l’assegno di ricollocazione è in fase di sperimentazione su un gruppo limitato di utenti identificati in base a un campione statistico, scelto mediante procedure di estrazione casuale, dallo stock di potenziali destinatari comunicato dall’INPS (saranno coinvolti circa 30.000 disoccupati).
Le persone che rientrano nel campione riceveranno una comunicazione a mezzo posta (nonché un avviso via email o sms) e potranno richiedere l’assegno entro il periodo di fruizione della Naspi. In alternativa i potenziali destinatari potranno verificare, attraverso l’inserimento del proprio codice fiscale nell’apposita pagina del portale Anpal, se il loro nominativo risulti tra i soggetti estratti.