Interpello Agenzia delle EntrateInterpello all’Agenzia delle Entrate: Tipologie e Modalità

L’interpello è un’istanza formulata dal contribuente per conoscere la corretta interpretazione di una norma tributaria e la relativa applicazione ad un caso concreto e personale.   

Il Decreto Legislativo n. 156/2015, ha previsto un riordino della normativa in esame con l’obiettivo di garantire: 

  • una maggiore omogeneità, sia per quanto attiene alla classificazione delle diverse tipologie, sia, principalmente, per quanto riguarda la regolamentazione degli effetti e della procedura applicabile; 
  • la riduzione dei tempi di lavorazione delle istanze per assicurare una maggiore tempestività nella redazione dei pareri; 
  • la razionalizzazione dell’istituto anche attraverso la tendenziale eliminazione delle forme di interpello “obbligatorio”. 

 Attualmente, le tipologie di interpello sono le seguenti:  

  • interpello ordinario (c.d. statutario), disciplinato dall’art. 11, comma 1 della Legge n. 212/2000 (c.d. Statuto dei diritti del Contribuente);  
  • interpello disapplicativo, disciplinato dall’art. 11, comma 2 della Legge n. 212/2000, nonché dall’art. 84 ed art. 172 del Tuir, in materia di utilizzo delle perdite; 
  • interpello probatorio, disciplinato dall’art. 11, comma 1, lett. b) della Legge n. 212/2000; 
  • interpello anti-abuso consente di acquisire un parere relativo alla abusività di un’operazione non più solo ai fini delle imposte sui redditi, ma per qualsiasi settore impositivo; 
  • interpello sui nuovi investimenti, consente agli investitori, italiani o stranieri, di chiedere un parere circa il trattamento tributario applicabile a importanti investimenti (di valore non inferiore a trenta milioni di euro e con rilevanti e durature ricadute occupazionali) effettuati nel territorio dello Stato. 

 Il più importante tra i diversi strumenti è l’interpello ordinario. L’istanza di interpello ordinario è richiesta dal contribuente prima di porre in essere un comportamento giuridicamente rilevante, in cui chiede il parere dell’Amministrazione Finanziaria in ordine alla corretta interpretazione di una norma tributaria obiettivamente incerta rispetto ad un caso concreto e personale.  

 L’interpello disapplicativo, disciplinato principalmente dall’art. 11, comma 2 della Legge n. 212/2000, consente di ottenere un provvedimento con cui, rispetto ad una concreta fattispecie, viene eccezionalmente disapplicata una norma antielusiva che limita detrazioni, deduzioni e crediti d’imposta.   

L’istanza deve contenere la descrizione puntuale della fattispecie concreta per la quale si ritengono non applicabili le disposizioni normative e deve essere presentata prima della presentazione della dichiarazione dei redditi che accoglie gli effetti del comportamento oggetto della richiesta di disapplicazione.  

 Invece, la categoria di interpello probatorio costituisce una categoria molto ampia, nel cui contesto sono riconducibili tutte le tipologie di istanze tese a ottenere un parere sulla sussistenza delle condizioni o sulla idoneità degli elementi probatori ai fini dell’adozione di un determinato regime fiscale. La richiesta può essere inoltrata solo nei casi espressamente previsti, quelli, appunto, contenenti l’esplicito richiamo all’interpello di cui all’art. 11, comma 1, lett. b) della Legge n. 212/2000.  

Si tratta, a titolo di esempio: 

  • di istanze di interpello Controlled Foreign Companies; 
  • delle istanze di interpello per l’accesso al consolidato mondiale di cui all’art. 132 del Tuir; 
  • delle istanze presentate dalle società che presentano i requisiti per essere considerate “non operative” ai sensi e per gli effetti della disciplina prevista dall’art. 30 della Legge n. 724/1994.  

 L’interpello sui nuovi investimenti, introdotto con l’art. 2 del Decreto Legislativo n. 147/2015 (c.d. Decreto Internazionalizzazione), si concretizza in un’istanza che può essere rivolta all’Agenzia delle Entrate da parte degli investitori, italiani o stranieri, che intendono effettuare nel territorio dello Stato importanti investimenti aventi un valore non inferiore a 30 milioni di euro, con rilevanti ricadute occupazionali. I contribuenti interessati possono formulare, mediante presentazione di un’istanza, quesiti riconducibili ad una o più delle tipologie di interpello disciplinate dallo Statuto dei diritti del contribuente (interpretativo, probatorio e anti-abuso), nonché presentare istanze dirette ad individuare con certezza il complessivo trattamento tributario applicabile al business plan descritto.
L’istanza d’interpello deve essere presentata alla Direzione Centrale Normativa – Ufficio Interpelli Nuovi Investimenti e deve contenere la descrizione del business plan. L’istanza può essere presentata dalle imprese residenti e non residenti, nonché da soggetti che non siano qualificabili come imprese, in quest’ultimo caso a condizione che l’investimento si traduca nello svolgimento di un’attività commerciale o comporti operazioni aventi come target imprese. 

 In ultimo, è bene ricordare che il Decreto Legislativo n. 156/2015 ha modificato anche la disciplina sull’interpello antielusivo. Infatti, con il nuovo art. 11, comma 1, lett. c) della Legge n. 212/2000, è stato eliminato l’interpello antielusivo e contestualmente introdotto il nuovo interpello antiabuso 

Pertanto, questo strumento consente al contribuente di conoscere il parere preventivo dell’Amministrazione finanziaria in ordine al carattere potenzialmente abusivo di alcune operazioni che, seppur formalmente valide da un punto di vista fiscale, sono prive di sostanza economica e permettono al contribuente di ottenere vantaggi fiscali indebiti.

 

Come e dove presentare l’istanza di interpello 

L’istanza, se contenente tributi erariali, deve essere presentata alla Direzione Regionale competente in relazione al domicilio fiscale del contribuente o dai soggetti obbligati per legge a porre in essere adempimenti tributari per conto del contribuente (es. sostituti d’imposta). Se, invece, l’istanza contiene tributi catastali, l’imposta ipotecaria o qualsiasi fattispecie di natura catastale, deve essere presentata presso la Direzione regionale nel cui ambito opera l’ufficio competente ad applicare la norma tributaria oggetto di interpello. In deroga, le Amministrazioni dello Stato, gli Enti Pubblici a rilevanza nazionale, i contribuenti con volume d’affari superiore a 100 milioni di euro ed i soggetti non residenti nel territorio dello Stato, devono presentare l’interpello rispettivamente alla Direzione Centrale Normativa o alla Direzione Centrale Catasto, Cartografia e Pubblicità Immobiliare.  

L’istanza di interpello può essere presentata in carta libera, mediante consegna a mano o plico raccomandato con avviso di ricevimento. Il contribuente può presentare l’istanza di interpello anche via e-mail, Pec o fax, purché l’istanza sia firmata digitalmente, oppure, con firma olografa e sia contestualmente allegato un documento di identità in corso di validazione.  

La risposta deve essere notificata al contribuente mediante raccomandata con avviso di ricevimento entro: 

  • 90 giorni, per l’interpello ordinario; 
  • 120 giorni per tutti gli altri interpelli. 

 A seguito della revisione del sistema degli interpelli la richiesta di documentazione integrativa è attivabile per qualunque tipologia di interpello, quindi anche per quelle tipologie per le quali tale facoltà non era espressamente prevista. Inoltre, i tempi di risposta sono stati ridotti ed unificati per tutte le tipologie di interpello: infatti, l’Agenzia deve rispondere entro 60 giorni dalla ricezione della documentazione integrativa prodotta dal contribuente.    

L’assenza della risposta entro il termine previsto dalla normativa equivale all’assenso dell’Amministrazione finanziaria.  

Tuttavia, la risposta fornita dall’amministrazione finanziaria non impegna il contribuente, il quale è libero di decidere in senso non conforme, ma vincola l’attività degli uffici che non potranno emettere atti amministrativi in contrasto con la soluzione interpretativa fornita, sempre che i fatti accertati coincidano con quelli rappresentati nell’originaria istanza.

 

Dott. Mattia GianniniDottore Commercialista

 

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