Collaborazione familiare turismoCollaborazioni familiari: occasionali fino a 90 giorni anche per il settore turistico

 

L’ispettorato nazionale del lavoro con la circolare n.50/2018 torna sul tema delle collaborazioni familiari occasionali, fornendo ulteriori chiarimenti al personale ispettivo in merito alla valutazione dell’iscrizione previdenziale e assicurativa dei collaboratori o dei coadiuvanti.

 

Già nel 2013, con lettera circolare n. 10478, Il Ministero del lavoro aveva fatto delle precisazioni relativamente al trattamento previdenziale delle prestazioni rese, in via occasionale, da collaboratori familiari nei settori dell’artigianato, del commercio e dell’agricoltura. In quell’occasione, sposando il principio secondo il quale la collaborazione gratuita e occasionale prestata all’interno del nucleo familiare assurge ad obbligazione di natura morale, ha ritenuto corretto escludere l’obbligo di iscrizione del familiare alla gestione previdenziale. In particolare, l’indicazione al personale ispettivo era quella di considerare tendenzialmente occasionale la collaborazione fornita da familiari pensionati e da quelli impiegati a tempo pieno presso altro datore.

Inoltre, nella stessa circolare, il Ministero aveva individuato “un parametro di natura quantitativa di tipo convenzionale” per valutare la natura – occasionale o meno – delle collaborazioni familiari, pertanto, sono state considerate occasionali le prestazioni fino a 90 giorni (o a 720 ore) nel corso dell’anno solare.

 

Di recente, con la lettera circolare n.50/2018, l’Ispettorato chiarisce che l’indice quantitativo, richiamato nella circolare del 2013, può essere applicato anche al settore turistico.

Viene però precisato che il limite dei 90 giorni nell’anno solare, nelle attività stagionali proprie del settore turistico deve essere riparametrato alla durata complessiva della stagione. Se questa, ad esempio, dura tre mesi (90 gironi), i giorni rispetto ai quali va considerata l’occasionalità sono 22 (90:365×90=22).

 

Diverso è il discorso relativo agli obblighi assicurativi nei confronti dell’INAIL, in quanto sono dovuti, a prescindere dal settore di operatività, quando le prestazioni abbiano una natura ricorrente e non meramente accidentale (l’INAIL considera accidentale una prestazione resa una/due volte nell’arco dello stesso mese a condizione che nell’anno le prestazioni complessive non siano superiori a 10 giornate lavorative).

 

Dott. Oscar GenovesiConsulente del Lavoro

 

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