Decreto Legge “Dignità”: Abolito lo Split Payment per i professionisti

Il decreto Dignità (D.L. n. 87/2018), pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 13 luglio 2018, prevede l’abolizione del meccanismo dello split payment in relazione alle prestazioni che sono rese dai professionisti nei confronti della pubblica amministrazione, i cui compensi sono soggetti a ritenute alla fonte a titolo d’imposta e a titolo d’acconto.

 

Il meccanismo non può più essere applicato in relazione alle operazioni per le quali è stata emessa fattura in data successiva rispetto all’entrata in vigore del decreto.

Nello specifico, l’abolizione dello split payment riguarda i professionisti che fatturano nei confronti della pubblica amministrazione ovvero degli altri soggetti elencati all’interno dell’art. 17-ter del decreto IVA:

  1. enti pubblici economici nazionali, regionali e locali, comprese le aziende speciali e le aziende pubbliche di servizi alla persona;
  2. fondazioni partecipate da Pubbliche amministrazioni per una percentuale complessiva del fondo di dotazione non inferiore al 70%;
  3. società controllate di fatto direttamente dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri o dai Ministeri;
  4. società controllate di diritto, direttamente o indirettamente, da Pubbliche amministrazioni o da enti e società di cui ai punti 1, 2, 3 e 5;
  5. società partecipate, per una percentuale complessiva del capitale non inferiore al 70% da Pubbliche amministrazioni o da enti e società di cui ai punti 1, 2, 3, 4;
  6. società quotate inserite nell’indice FTSE MIB della Borsa Italiana identificate ai fini IVA; con decreto del Ministero dell’economia e delle finanze può essere individuato un indice alternativo di riferimento per il mercato azionario.

Pertanto, per capire quale regime Iva applicare si deve guardare alla data di emissione della fattura, che indica se vi è obbligo o meno di applicare lo split payment.

 

Fattura ante 14 luglio 2018

Per le prestazioni per le quali è emessa fattura fino al 14 luglio, il professionista inserisce nella fattura elettronica la lettera “S” (fattura soggetta a split payment) e indica l’imponibile, la ritenuta ai fini delle imposte sui redditi e l’Iva.

La fattura non partecipa alla liquidazione di periodo e il professionista non versa Iva all’Erario.

L’ente che riceve la fattura trattiene e versa all’Erario la ritenuta d’acconto e l’Iva o, in alternativa, compensa l’Iva in vendite e acquisti.

 

Fatture emesse dopo il 14 luglio 2018

Dal 15 luglio, il soggetto titolare di partita Iva emette la fattura e sulla stessa non deve più indicare la dizione “scissione dei pagamenti”.

In tal modo, il cliente che riceve la fattura, al momento del pagamento, deve trattenere la ritenuta mentre deve versare al professionista l’Iva relativa e, se ammesso, può portarla in detrazione.

Il professionista a fronte dell’emissione della fattura per la quale gli nasce un debito Iva, deve liquidare l’imposta e versarla all’Erario.

 

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