Non è responsabile l’amministratore di condominio che ometta di agire in via monitoria contro i condomini morosi

Non è responsabile per omessa diligenza l’amministratore di condominio che, pur avendo  sollecitato i condomini morosi al versamento delle quote condominiali, non abbia successivamente agito in via monitoria.

Con l’ordinanza dello scorso 20 ottobre 2017 n. 24920 la seconda sezione della Cassazione Civile ha escluso la responsabilità dell’amministratore di condominio qualora questi, pur avendo intimato ai condomini morosi il versamento delle quote condominiali, non abbia poi agito in via monitoria per il recupero delle somme predette.

In particolare, con l’ordinanza in commento la Corte ha precisato che all’amministratore di condominio si applicano le norme sulla rappresentanza volontaria, che comportano che i suoi poteri siano esclusivamente quelli del comune mandatario: conseguentemente, nell’esercizio delle funzioni l’amministratore è gravato dall’obbligo di eseguire il mandato conferitogli con la diligenza del buon padre di famiglia a norma dell’art. 1710 c.c.

La S.C., inoltre, ha proceduto ad una interpretazione testuale dell’art. 63 disp. Att. C.c. che, in materia di riscossione dei contributi condominiali, riconosce che l’Amministratore “può ottenere decreto di ingiunzione …”.

Precisamente, dall’utilizzo della locuzione “può” in luogo di “deve”, la Corte ha fatto discendere l’esistenza di una mera facoltà in capo all’amministratore di attivare le vie monitorie e, pertanto, ha concluso per l’esclusione di una sua qualsivoglia forma di responsabilità per omessa diligenza del buon padre di famiglia ove questi non abbia agito per l’ottenimento di un decreto ingiuntivo.

Inoltre, ha aggiunto la Corte, l’indagine circa l’osservanza o meno, da parte del mandatario, degli obblighi di diligenza del buon padre di famiglia, concernendo una questione di fatto – poiché basata sulla valutazione delle vicende oggetto di causa e delle prove acquisite nel processo – è rimessa al Giudice del merito ed è insindacabile in sede di legittimità.

 

Si riporta il testo integrale della sentenza: Cass. n. 24920 del 20/10/2017