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15 Nov 2017
Interpello Agenzia delle Entrate

Interpello Agenzia delle EntrateInterpello all’Agenzia delle Entrate: Tipologie e Modalità

L’interpello è un’istanza formulata dal contribuente per conoscere la corretta interpretazione di una norma tributaria e la relativa applicazione ad un caso concreto e personale.   

Il Decreto Legislativo n. 156/2015, ha previsto un riordino della normativa in esame con l’obiettivo di garantire: 

  • una maggiore omogeneità, sia per quanto attiene alla classificazione delle diverse tipologie, sia, principalmente, per quanto riguarda la regolamentazione degli effetti e della procedura applicabile; 
  • la riduzione dei tempi di lavorazione delle istanze per assicurare una maggiore tempestività nella redazione dei pareri; 
  • la razionalizzazione dell’istituto anche attraverso la tendenziale eliminazione delle forme di interpello “obbligatorio”. 

 Attualmente, le tipologie di interpello sono le seguenti:  

  • interpello ordinario (c.d. statutario), disciplinato dall’art. 11, comma 1 della Legge n. 212/2000 (c.d. Statuto dei diritti del Contribuente);  
  • interpello disapplicativo, disciplinato dall’art. 11, comma 2 della Legge n. 212/2000, nonché dall’art. 84 ed art. 172 del Tuir, in materia di utilizzo delle perdite; 
  • interpello probatorio, disciplinato dall’art. 11, comma 1, lett. b) della Legge n. 212/2000; 
  • interpello anti-abuso consente di acquisire un parere relativo alla abusività di un’operazione non più solo ai fini delle imposte sui redditi, ma per qualsiasi settore impositivo; 
  • interpello sui nuovi investimenti, consente agli investitori, italiani o stranieri, di chiedere un parere circa il trattamento tributario applicabile a importanti investimenti (di valore non inferiore a trenta milioni di euro e con rilevanti e durature ricadute occupazionali) effettuati nel territorio dello Stato. 

 Il più importante tra i diversi strumenti è l’interpello ordinario. L’istanza di interpello ordinario è richiesta dal contribuente prima di porre in essere un comportamento giuridicamente rilevante, in cui chiede il parere dell’Amministrazione Finanziaria in ordine alla corretta interpretazione di una norma tributaria obiettivamente incerta rispetto ad un caso concreto e personale.  

 L’interpello disapplicativo, disciplinato principalmente dall’art. 11, comma 2 della Legge n. 212/2000, consente di ottenere un provvedimento con cui, rispetto ad una concreta fattispecie, viene eccezionalmente disapplicata una norma antielusiva che limita detrazioni, deduzioni e crediti d’imposta.   

L’istanza deve contenere la descrizione puntuale della fattispecie concreta per la quale si ritengono non applicabili le disposizioni normative e deve essere presentata prima della presentazione della dichiarazione dei redditi che accoglie gli effetti del comportamento oggetto della richiesta di disapplicazione.  

 Invece, la categoria di interpello probatorio costituisce una categoria molto ampia, nel cui contesto sono riconducibili tutte le tipologie di istanze tese a ottenere un parere sulla sussistenza delle condizioni o sulla idoneità degli elementi probatori ai fini dell’adozione di un determinato regime fiscale. La richiesta può essere inoltrata solo nei casi espressamente previsti, quelli, appunto, contenenti l’esplicito richiamo all’interpello di cui all’art. 11, comma 1, lett. b) della Legge n. 212/2000.  

Si tratta, a titolo di esempio: 

  • di istanze di interpello Controlled Foreign Companies; 
  • delle istanze di interpello per l’accesso al consolidato mondiale di cui all’art. 132 del Tuir; 
  • delle istanze presentate dalle società che presentano i requisiti per essere considerate “non operative” ai sensi e per gli effetti della disciplina prevista dall’art. 30 della Legge n. 724/1994.  

 L’interpello sui nuovi investimenti, introdotto con l’art. 2 del Decreto Legislativo n. 147/2015 (c.d. Decreto Internazionalizzazione), si concretizza in un’istanza che può essere rivolta all’Agenzia delle Entrate da parte degli investitori, italiani o stranieri, che intendono effettuare nel territorio dello Stato importanti investimenti aventi un valore non inferiore a 30 milioni di euro, con rilevanti ricadute occupazionali. I contribuenti interessati possono formulare, mediante presentazione di un’istanza, quesiti riconducibili ad una o più delle tipologie di interpello disciplinate dallo Statuto dei diritti del contribuente (interpretativo, probatorio e anti-abuso), nonché presentare istanze dirette ad individuare con certezza il complessivo trattamento tributario applicabile al business plan descritto.
L’istanza d’interpello deve essere presentata alla Direzione Centrale Normativa – Ufficio Interpelli Nuovi Investimenti e deve contenere la descrizione del business plan. L’istanza può essere presentata dalle imprese residenti e non residenti, nonché da soggetti che non siano qualificabili come imprese, in quest’ultimo caso a condizione che l’investimento si traduca nello svolgimento di un’attività commerciale o comporti operazioni aventi come target imprese. 

 In ultimo, è bene ricordare che il Decreto Legislativo n. 156/2015 ha modificato anche la disciplina sull’interpello antielusivo. Infatti, con il nuovo art. 11, comma 1, lett. c) della Legge n. 212/2000, è stato eliminato l’interpello antielusivo e contestualmente introdotto il nuovo interpello antiabuso 

Pertanto, questo strumento consente al contribuente di conoscere il parere preventivo dell’Amministrazione finanziaria in ordine al carattere potenzialmente abusivo di alcune operazioni che, seppur formalmente valide da un punto di vista fiscale, sono prive di sostanza economica e permettono al contribuente di ottenere vantaggi fiscali indebiti.

 

Come e dove presentare l’istanza di interpello 

L’istanza, se contenente tributi erariali, deve essere presentata alla Direzione Regionale competente in relazione al domicilio fiscale del contribuente o dai soggetti obbligati per legge a porre in essere adempimenti tributari per conto del contribuente (es. sostituti d’imposta). Se, invece, l’istanza contiene tributi catastali, l’imposta ipotecaria o qualsiasi fattispecie di natura catastale, deve essere presentata presso la Direzione regionale nel cui ambito opera l’ufficio competente ad applicare la norma tributaria oggetto di interpello. In deroga, le Amministrazioni dello Stato, gli Enti Pubblici a rilevanza nazionale, i contribuenti con volume d’affari superiore a 100 milioni di euro ed i soggetti non residenti nel territorio dello Stato, devono presentare l’interpello rispettivamente alla Direzione Centrale Normativa o alla Direzione Centrale Catasto, Cartografia e Pubblicità Immobiliare.  

L’istanza di interpello può essere presentata in carta libera, mediante consegna a mano o plico raccomandato con avviso di ricevimento. Il contribuente può presentare l’istanza di interpello anche via e-mail, Pec o fax, purché l’istanza sia firmata digitalmente, oppure, con firma olografa e sia contestualmente allegato un documento di identità in corso di validazione.  

La risposta deve essere notificata al contribuente mediante raccomandata con avviso di ricevimento entro: 

  • 90 giorni, per l’interpello ordinario; 
  • 120 giorni per tutti gli altri interpelli. 

 A seguito della revisione del sistema degli interpelli la richiesta di documentazione integrativa è attivabile per qualunque tipologia di interpello, quindi anche per quelle tipologie per le quali tale facoltà non era espressamente prevista. Inoltre, i tempi di risposta sono stati ridotti ed unificati per tutte le tipologie di interpello: infatti, l’Agenzia deve rispondere entro 60 giorni dalla ricezione della documentazione integrativa prodotta dal contribuente.    

L’assenza della risposta entro il termine previsto dalla normativa equivale all’assenso dell’Amministrazione finanziaria.  

Tuttavia, la risposta fornita dall’amministrazione finanziaria non impegna il contribuente, il quale è libero di decidere in senso non conforme, ma vincola l’attività degli uffici che non potranno emettere atti amministrativi in contrasto con la soluzione interpretativa fornita, sempre che i fatti accertati coincidano con quelli rappresentati nell’originaria istanza.

 

Dott. Mattia GianniniDottore Commercialista

 

9 Nov 2017
Agenzia delle Entrate ACE

Agenzia delle Entrate ACENuovo regime di determinazione dell’agevolazione ACE 

Ecco i recenti chiarimenti dell’Agenzia delle Entrate, con la Circolare del 26.10.2017 n. 26, sul nuovo regime di determinazione dell’agevolazione ACE (Aiuto alla Crescita Economica):

Con Decreto del Ministro dell’Economia e delle Finanze 3 agosto 2017 è stata operata la revisione delle disposizioni di attuazione della disciplina concernente l’Aiuto alla crescita economica (di seguito agevolazione ACE), introdotta dall’articolo 1 del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214. 

Il citato decreto interviene su diversi aspetti della disciplina agevolativa. In particolare, si occupa: 

  1. della revisione delle disposizioni di attuazione dell’ACE finalizzate a gestire gli effetti delle modifiche apportate con il decreto legislativo 18 agosto 2015, n. 139 in tema di composizione e struttura del bilancio dei soggetti diversi da coloro che applicano i principi contabili internazionali IAS/IFRS; 
  2. dell’aggiornamento delle disposizioni per le persone fisiche e le società di persone esercenti attività d’impresa in contabilità ordinaria a seguito delle modifiche operate dalla legge 11 dicembre 2016, n. 232 (cd. legge di bilancio per il 2017); 
  3. di fornire chiarimenti su alcuni aspetti operativi che hanno determinato incertezze in ordine alla determinazione dell’ACE per i precedenti periodi d’imposta; 
  4. della rivisitazione delle disposizioni antielusive, nonché dell’inserimento di ulteriori disposizioni di dettaglio. 

Tenuto conto di quanto previsto nella relazione al decreto, l’Agenzia delle Entrate è recentemente intervenuta con la Circolare n. 26 del 26 ottobre 2017 fornendo ulteriori chiarimenti in merito: 

  • all’ambito temporale della nuova disciplina antielusiva prevista dal decreto del MEF; 
  • alla modalità di presentazione delle istanze di interpello probatorio alla luce della proroga dei termini di presentazione delle dichiarazioni stabilita dal decreto del Presidente del Consiglio del 26 luglio 2017. 

Per quanto riguarda l’agevolazione ACE relativa all’arco temporale che va dal 2011 al 2017, la circolare dell’Agenzia delle Entrate chiarisce che: 

  1. per le annualità fino al 2015 (per le quali, per i soggetti con periodo d’imposta coincidente con l’anno solare, le dichiarazioni sono state ragionevolmente presentate) è preclusa la possibilità di presentare dichiarazioni integrative finalizzate ad anticipare la fruizione delle novità introdotte dall’ultimo intervento normativo; 
  2. per le annualità 2016 e 2017 (per le quali, per i soggetti con periodo d’imposta coincidente con l’anno solare, i termini di presentazione delle relative dichiarazioni sono ancora aperti) i contribuenti possono invece fruire anticipatamente in dichiarazione delle novità normative, applicando “integralmente” il nuovo regime. 

La circolare ha chiarito anche i termini per la presentazione delle istanze di interpello probatorio a seguito della proroga della scadenza delle dichiarazioni, fissate al 31 ottobre 2017.

 

Dott.ssa Arianna PennacchioConsulenza Fiscale

 

31 Ott 2017
Fattura Elettronica

Fattura ElettronicaObbligo di fatturazione elettronica tra privati dal 2019 

Il disegno di legge di bilancio 2018, approvato dal Consiglio dei Ministri il 16 ottobre 2017, prevede una duplice estensione degli obblighi di fatturazione elettronica B2B, mediante Sistema di Interscambio: 

  • dal 1° luglio 2018, per le prestazioni rese dai subappaltatori nel quadro di un contratto di appalto nel settore pubblico, nonché per le cessioni di benzina o gasolio per motori; 
  • dal 1° gennaio 2019, per le generalità delle cessioni di beni e delle prestazioni di servizi che intercorrono tra soggetti passivi IVA. 

Dal 1° luglio 2018 sarà, pertanto, obbligatoria la fatturazione elettronica relativamente alle operazioni di cessione di benzina o gasolio dei motori. La scelta di anteporre temporalmente l’introduzione della fattura elettronica per questa specifica tipologia di operazioni commerciali, rispetto all’obbligo per tutte le transazioni tra privati, è nata, tra le altre cose, dall’intento di osservare l’andamento della misura fiscale e di ridurre le frodi Iva che intaccano negativamente non soltanto sulle casse dello Stato ma anche su quelle imprese che, al contrario, operano in modo corretto. 

Dal 1° gennaio 2019 invece tutti i contribuenti saranno obbligati ad emettere fattura elettronica. 

Le e-fatture seguiranno il formato xml e verranno veicolate dal Sistema di Interscambio (SDI), come già avviene per le fatture verso le PA, lo spesometro ed i dati IVA. 

Occorre sottolineare che, sul piano normativo, la fattura elettronica è equiparata alla fattura cartacea; si differenzia da quest’ultima per le modalità di trasmissione del documento e per l’assolvimento degli obblighi di conservazione.  

Tra le principali conseguenze legate all’introduzione della fattura elettronica B2B, si prevede l’eliminazione dello “spesometro” o meglio della comunicazione dei dati delle fatture emesse e ricevute (l’art. 21 del DL 78/2010 sarà abrogato dal 2019) e l’introduzione di una comunicazione delle operazioni transfrontaliere, per le cessioni di beni e prestazioni di servizi da e verso soggetti non stabiliti in Italia.

 

Dott.ssa Arianna PennacchioConsulenza Fiscale

 

24 Ott 2017
Rottamazione Cartelle Esattoriali Stern Zanin

Rottamazione Cartelle Esattoriali Stern ZaninCartelle Esattoriali: Riapre la Rottamazione  

Una delle misure più incisive del decreto legge collegato alla legge di Bilancio 2018 approvato dal Consiglio dei Ministri del 13 ottobre è la riapertura della rottamazione dei ruoli. 

Con tale manovra il Governo concederebbe una seconda chance ai contribuenti tagliati fuori dalla prima edizione della rottamazione per errori formali o rate non pagate, consentendo loro di chiudere definitivamente le pendenze con il Fisco, offrendo la possibilità di estinguere i propri debiti iscritti a ruolo mediante il pagamento di capitale e interessi (più aggio e spese per le procedure esecutive e per la notifica), “rottamando” quindi sanzioni e interessi di mora. 

La riedizione della rottamazione trova applicazione in 3 ipotesi: 

1. Riammissione

Per coloro che, essendo stati ammessi alla rottamazione, non hanno pagato le rate scadute. 

La prima possibilità di sanare le controversie pendenti con il Fisco è concessa a quanti hanno aderito alla rottamazione ex D.L. n.193/2016, ma, per varie ragioni, non hanno versato le rate di luglio e/o settembre 2017. 

In caso di mancato ovvero insufficiente o tardivo versamento dell’unica rata ovvero di una rata di quelle in cui è stato dilazionato il pagamento, la definizione non produce effetti e riprendono a decorrere i termini di prescrizione e decadenza per il recupero dei carichi. 

Per evitare ciò, con il nuovo decreto, vi è la possibilità di rientrare nell’agevolazione, senza alcun aggravio aggiuntivo, purché le rate omesse siano versate entro il 30 novembre 2017.

 

2. Ammissione alla nuova rottamazione

Per coloro che avevano carichi pendenti rateizzati al 24 ottobre 2016 e non sono stati ammessi perché non hanno saldato tali carichi entro il 31 dicembre 2016.

La seconda possibilità viene concessa a quanti si sono visti respingere le istanze di adesione perché non in regola con il pagamento delle rate in scadenza a fine 2016 dei piani di dilazione attivi al 24 ottobre dello scorso anno. 

L’art. 6, comma 8, D.L. N. 193/2016 sanciva, infatti, che in caso di carichi compresi in piani di dilazione in essere al 24 ottobre 2016 (data di entrata in vigore del D.L. n. 193/2016), per essere ammessi all’agevolazione occorreva versare tutte le rate scadute entro il 31 dicembre 2016.  

Ora anche costoro possono rientrare nell’agevolazione purché:

  • Presentino istanza di adesione entro il 31 dicembre 2017 con le modalità esclusivamente telematiche, utilizzando la modulistica che verrà pubblicata entro il 31 ottobre 2017; 
  • Versino, in un’unica soluzione, entro il 31 maggio 2018, le predette rate scadute non pagate; 
  • Versino, nel numero massimo di tre rate di pari ammontare, scadenti nei mesi di settembre, ottobre e novembre 2018, le somme dovute a seguito della rottamazione, nonché, a decorrere dal 1° agosto 2017, gli interessi del 4,5% annuo (art. 21, comma 1, D.P.R. n. 602/1973). 

Tuttavia, se non si versa, entro il 31 maggio 2018, o si versa in misura insufficiente o in ritardo il pregresso, l’istanza diviene improcedibile e, quindi, non si è ammessi alla rottamazione. 

L’agente di riscossione dovrà comunicare: 

  • entro il 31 marzo 2018, l’importo relativo alle vecchie rateazioni in essere; 
  • entro il 31 luglio 2018, l’importo dovuto per la rottamazione dei ruoli. 

Aderendo alla rottamazione si esplicano tutti gli effetti previsti dalla norma originaria tra cui la sospensione dei termini di prescrizione e decadenza per il recupero dei carichi che sono oggetto di adesione. 

 

3. Apertura alla rottamazione

Per i carichi consegnati all’agente della riscossione dal 1° gennaio al 30 settembre 2017.

La terza possibilità riguarda la definizione dei carichi affidati agli agenti di riscossione dal 1° gennaio al 30 settembre 2017, esclusi dalla vecchia definizione che ha interessato solo i carichi affidati agli agenti della riscossione dal 2000 al 2016. 

In questo caso, il contribuente dovrà presentare istanza di adesione entro il 15 maggio 2018 (utilizzando un modello che sarà approvato entro il 31 ottobre 2017) 

A seguito della presentazione dell’istanza, l’agente della riscossione comunicherà al contribuente: 

  • entro il 31 marzo 2018, i carichi affidati da gennaio a settembre 2017 per i quali, alla data del 30 settembre 2017, gli risulta non ancora notificata la cartella di pagamento; 
  • entro il 30 giugno 2018, l’ammontare complessivo delle somme dovute ai fini della definizione, nonché delle relative rate e il giorno e il mese di scadenza di ciascuna di esse. 

Il pagamento di tali somme, se non saldato in un’unica rata, può essere effettuato in un numero massimo di cinque rate di uguale importo, da pagare, rispettivamente, nei mesi di luglio 2018, settembre 2018, ottobre 2018, novembre 2018 e febbraio 2019.  

A seguito della presentazione dell’istanza di adesione, per i debiti relativi ai carichi che ne sono oggetto e fino alla scadenza della prima o unica rata delle somme dovute per la definizione, è sospeso il pagamento dei versamenti rateali, scadenti in data successiva alla stessa presentazione e relativi a precedenti dilazioni in essere alla medesima data. 

Da segnalare che la facoltà di definizione può essere esercitata senza che risultino adempiuti i versamenti relativi ai piani rateali in essere.

 

Michela HassanDottoressa Commercialista

 

19 Ott 2017
ISA Stern Zanin

Addio agli studi di settore: dal 2018 arrivano gli I.S.A.

Niente più congruità con il passaggio agli I.S.A (Indici Sintetici di Affidabilità) è il primo passo verso un modello di compliance. Così, con una nota, il M.E.F. ha annunciato l’avvio di un processo con l’obiettivo di superare gli studi di settore che diventeranno dei veri e propri indicatori di compliance.

Infatti, con l’art. 9-bis del Decreto Legge n. 50/2017, recante disposizioni urgenti in materia finanziaria, iniziative a favore degli enti territoriali, ulteriori interventi per le zone colpite da eventi sismici e misure per lo sviluppo, il M.E.F. ha sottolineato la volontà di abbandonare gli studi di settore ed introdurre strumenti basati sul grado di affidabilità del contribuente (c.d. I.S.A.). Questo nuovo strumento di compliance, per la verità, è stato inizialmente introdotto con il Decreto Legge n. 193/2016, il quale aveva previsto, a decorrere dal periodo d’imposta 2017, il superamento degli studi di settore e l’applicazione di nuovi indicatori.

 

ISA Stern ZaninGli Obiettivi

Ad oggi gli studi di settore costituiscono uno strumento di accertamento fiscale di tipo induttivo che permette all’Amministrazione Finanziaria di ricostruire il reddito prodotto dal contribuente e che, tuttavia, nel corso degli anni sono risultati essere obsoleti e oggetto di continue modifiche da parte del Fisco. Diversamente, a partire dal periodo d’imposta 2017, il Legislatore ha deciso di introdurre degli indicatori di compliance con la conseguenza, da un lato di permettere l’emersione spontanea di basi imponibili e, dall’altro, di stimolare l’assolvimento spontaneo degli obblighi tributari.

Da ciò si deduce che gli I.S.A. hanno l’obiettivo di migliorare e rafforzare la collaborazione con l’Amministrazione Finanziaria, individuando il grado di affidabilità del contribuente il cui range va da 1 a 10. Più è alto il punteggio ottenuto dal contribuente e maggiori saranno i benefici applicabili, tra i quali:

  • preclusione dagli accertamenti basati sulle presunzioni semplici ex art. 39, comma 1, lett. d) del D.P.R. 600/1973 ed ex art. 54, comma 2 del D.P.R. 633/1972;
  • riduzione di un anno del termine di decadenza dell’attività di accertamento ex art. 43, comma 1 del D.P.R. 600/1973 ed ex art. 57, comma 1 del D.P.R. 633/1972;
  • possibilità, da parte dell’Amministrazione Finanziaria, di applicare l’accertamento sintetico (c.d. redditometro), soltanto se il reddito accertato eccede di 2/3 da quello dichiarato;
  • l’esclusione dall’applicazione della disciplina sulle società di comodo.

 

Indicatori Stern ZaninGli Indicatori

Gli I.S.A., così come pensati dal Legislatore, sono formati da due tipologie di indicatori:

  • indicatori di affidabilità: valutano l’attendibilità analizzando le grandezze di natura strutturale e contabile tipici del settore confrontandoli con i dati messi a disposizione dal contribuente;
  • indicatori di anomalia: valutano situazioni di anomalia/coerenza del profilo contabile e gestionale che presentano elementi atipici rispetto al settore.

 

Tuttavia, gli indicatori di affidabilità non risultano applicabili, così come previsto dall’art. 9-bis del Decreto Legge n. 50/2017, nei seguenti casi:

  • inizio o cessazione dell’attività nel periodo d’imposta;
  • presenza di una situazione di non normale svolgimento dell’attività;
  • aver dichiarato nel periodo d’imposta, ricavi o compensi di ammontare superiore al limite stabilito con Decreto di approvazione o revisione dei relativi indici.

Peraltro, il M.E.F. per rendere operativa la riforma, ha indicato che nel breve periodo dovranno essere studiati i vecchi indicatori e distinguerli in due categorie:

  • per gli indicatori che nel passato sono risultati efficaci, è opportuno procedere ad una semplificazione delle informazioni e dei dati, migliorandone l’efficacia. In questo modo saranno individuati degli I.S.A. semplici ma allo stesso tempo efficaci partendo già da una struttura esistente;
  • invece, per gli indicatori che negli anni passati non sono risultati efficaci, è necessario adottare un approccio più estremo, abbandonando la vecchia struttura ed individuando informazioni più semplici con evidenze empiriche immediatamente visibili al contribuente. Se anche in questo caso i nuovi indicatori risultassero inefficaci, allora, sarebbe opportuno per l’Agenzia delle Entrate abbandonare una logica presuntiva perché non applicabile ad alcuni settori.

Tuttavia, con l’introduzione dei nuovi adempimenti periodici a carico del contribuente (liquidazioni periodiche Iva, Spesometro trimestrale, ecc.) e con l’anticipazione dell’invio telematico della Dichiarazione Annuale Iva, i nuovi indicatori dovrebbero essere rivisti ed integrati data la molteplicità di dati ed informazioni a disposizione con largo anticipo dall’Agenzia delle Entrate. Pertanto, a questo punto, ci si domanda se i nuovi indicatori saranno effettivamente utili per l’acquisizione delle informazioni, oppure, potrebbero rilevarsi soltanto un ulteriore adempimento a carico del contribuente.

 

Le Difficoltà

Diversi sono i problemi già presenti con i nuovi indicatori di affidabilità.
Il più importante riguarda l’adeguamento dei ricavi stimati che, precedentemente alla riforma, ha permesso alle imprese di adeguarsi ed evitare un accertamento da parte dell’Amministrazione Finanziaria.
Ora, con i nuovi strumenti, risulterà difficile pensare di migliorare il “voto” che verrà dato al contribuente, salvo i casi in cui, essendo ancora monitorati i ricavi, si potrebbe portare a ritenere comunque ancora possibile una sorta di adeguamento, anche se cambieranno quasi sicuramente le modalità.

Un altro problema sorge con riferimento alla normativa sulle società di comodo. Infatti, se un’impresa era considerata congrua e coerente, vi era l’esclusione dalla disciplina delle società di comodo, sia per le società operative che per quelle in perdita sistematica.
Ora, invece, con la perdita della “coerenza” e “congruità” sarebbe opportuno anche intervenire per coordinare i nuovi indicatori con la disciplina sulle società di comodo ex art. 30, comma 1, lett. c) n. 6 sexties della Legge n. 724/1994 individuando, a parere di chi scrive, almeno il punteggio minimo oltre il quale le società sarebbero esonerate dall’applicazione della normativa.

 

In conclusione, quindi, al Legislatore spetta il compito di rimuovere tutti i dubbi che sono sorti con i nuovi indicatori e, se l’obiettivo è di collaborare con il contribuente, agli studi di settore non serve solo un cambio di denominazione, ma una vera e propria revisione che li integri in una strategia di compliance basata sull’incrocio delle banche dati a disposizione dell’Agenzia delle Entrate.

 

Dott. Mattia GianniniDottore Commercialista

 

17 Ott 2017
Bonus Formazione Stern Zanin

Bonus Formazione Stern ZaninDa Industria 4.0 si passa al Piano Impresa 4.0

Il capitolo “lavoro-formazione” rappresenta uno degli asset fondamentali del piano nazionale Impresa 4.0, nella convinzione che la rivoluzione tecnologica digitale, per produrre risultati concreti, debba essere accompagnata da un forte investimento sulle competenze e sull’aggiornamento professionale.

Il piano Impresa 4.0, si arricchisce del riconoscimento di un credito d’imposta per le spese di formazione sostenute dalle imprese che effettuano investimenti in nuove tecnologie industriali, con l’obiettivo di riqualificare le proprie risorse umane.

Nel 2018 le imprese che effettueranno una spesa incrementale in formazione avranno accesso al cosiddetto “credito di imposta su Formazione 4.0”.  Tale credito di imposta si applicherà solo alle spese relative ai costi sostenuti per formare il personale sulle seguenti tematiche: vendita e marketing; informatica; tecniche e tecnologie di produzione.

La misura, ancora in cantiere, dovrà prevedere lo sconto fiscale del 50% con limite di spesa di 10 milioni di euro, con la riproposizione, in sostanza, dell’attuale formula del credito in ricerca e sviluppo, ossia verrà ammesso all’incentivo l’investimento incrementale rispetto al triennio precedente (2015 – 2017).

Tale misura completa il quadro della serie di bonus, previsti nel corso degli ultimi anni dal Legislatore nazionale, per favorire la ripresa del sistema Paese.

 

Dott. Daniele ContiConsulenza Aziendale

 

11 Ott 2017
Tax Credit Alberghi 2017/2018

Tax Credit Alberghi 2017/2018Tax Credit Alberghi 2017 per la Riqualificazione delle Strutture Ricettive

La misura chiamata “Tax Credit Alberghi” è stata istituita con il Decreto “Art Bonus” Dl 83/2014 ed è stata introdotta nel 2014 con il fine di rilanciare la competitività delle strutture alberghiere.

 

La legge di Stabilità 2017 ha prorogato anche per gli anni 2017 e 2018 la Tax Credit Alberghi introducendo importanti novità. Fino al 2016, infatti, la detrazione fiscale applicabile era fissata nella misura del 30% delle spese sostenute per la riqualificazione delle strutture ricettive, fino a un massimo di 200 mila euro. A partire dal 2017, invece, la percentuale è del 65%. Tra i beneficiari vengono incluse dal 2017 anche le strutture che svolgono attività agrituristica, di cui alla L. 96/2006, considerato che tali strutture rappresentano un segmento significativo della ricettività, e contribuiscono allo sviluppo di un’offerta turistica di qualità.

Le strutture ricettive che possono richiedere il bonus sono

  • alberghi, villaggi-albergo, residenze turistiche, alberghi diffusi, condhotel, marina resort e dal 2017 anche gli agriturismi;
  • devono essere state aperte entro il primo gennaio del 2012;
  • devono avere un minimo di 7 camere.

Non posso richiedere la Tax Credit Alberghi le seguenti strutture ricettive:

  • Ostelli della gioventù;
  • Rifugi di montagna;
  • Colonie marine e montane;
  • Affittacamere per brevi soggiorni;
  • Case ed appartamenti per vacanza;
  • Bed & breakfast.

 

Gli interventi eleggibili al credito d’imposta sono:

  • eliminazione delle barriere architettoniche;
  • ristrutturazione edilizia;
  • manutenzione straordinaria;
  • restauro e risanamento conservativo;
  • incremento dell’efficienza energetica;
  • acquisto di mobili e componenti d’arredo destinati esclusivamente agli immobili oggetto degli interventi.

Il Credito andrà ripartito in 2 (anziché 3) quote annuali di pari importo e utilizzato a decorrere dal periodo d’imposta successivo a quello in cui gli interventi sono stati realizzati.

Può essere utilizzato esclusivamente in compensazione nel mod. F24, tramite i servizi telematici messi a disposizione dell’Agenzia delle Entrate.

L’Agenzia nella Risoluzione 15.9.2017, n. 118/E ha precisato che le strutture alberghiere che beneficiano del credito d’imposta in esame possono usufruire, per i medesimi investimenti, anche del c.d. maxi ammortamento (maggiorazione del 40% del costo di acquisizione dei beni strumentali nuovi).

 

Come presentare la domanda:

Per poter richiedere la Tax Credit Alberghi 2017, dal primo gennaio al 28 febbraio 2018 (salvo proroghe), le imprese interessate potranno presentare la domanda telematicamente al Ministero dei Beni e delle attività culturali e del turismo che dovrà comunicare le modalità di invio e le date di scadenza.

La domanda dovrà essere corredata, a pena di inammissibilità, dalla seguente documentazione amministrativa e tecnica:

  • dichiarazione dell’imprenditore che elenchi gli interventi effettuati;
  • attestazione dell’effettivo sostenimento delle spese da parte del Presidente del Collegio sindacale, Revisore legale, professionista iscritto nell’Albo dei dottori commercialisti ed esperti contabili, dei periti commerciali o dei consulenti del lavoro ovvero del responsabile del CAF;
  • dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà relativa agli altri aiuti “de minimis” eventualmente fruiti nell’esercizio in corso e nei 2 precedenti.

Si precisa che le risorse sono assegnate sulla base dell’ordine di presentazione delle domande (c.d. “click day”) e fino al relativo esaurimento.

 

Dott. Giovanni De SummaDottore Commercialista, Revisore Legale dei Conti
Dott. Matteo Petrella – Dottore Commercialista, Revisore Legale dei Conti

 

3 Ott 2017
Bonus Pubblicità Stern Zanin

Bonus Pubblicità Stern ZaninCredito d’Imposta per le Spese Pubblicitarie

Con la conversione in legge del D.L. 50/2017  è stato introdotto il Bonus Pubblicità

A partire dal 2018 sarà riconosciuto ad imprese e lavoratori autonomi, che decideranno di investire in pubblicità, un credito d’imposta pari al 75% della spesa incrementale rispetto a quanto investito in campagne pubblicitarie nell’anno precedente, tale percentuale è maggiorata al 90% nel caso di micro imprese, PMI e start up innovative. Il bonus è una delle novità fiscali previste dalla Manovra bis e si attende nei prossimi giorni l’emanazione del decreto attuativo che ne chiarirà gli aspetti operativi e controversi. 

L’introduzione del bonus assolve una duplice funzione, da un lato incentivare gli investimenti in pubblicità e contestualmente dall’altro arginare la crisi strutturale in cui versa il settore dell’editoria. 

L’agevolazione consiste nell’attribuzione di un credito d’imposta di cui potranno beneficiare imprese e lavoratori autonomi, a prescindere dalla forma giuridica e dall’iscrizione ad un albo professionale, che decideranno di investire in pubblicità.  Per questi ultimi, si ricorda che, a seguito delle liberalizzazioni degli anni scorsi è ammessa con ogni mezzo la pubblicità informativa avente ad oggetto l’attività delle professioni regolamentate, le specializzazioni e i titoli posseduti attinenti alla professione, la struttura dello studio professionale e i compensi richiesti per le prestazioni. 

Il Bonus pubblicità sarà concesso a condizione che in un determinato anno l’ammontare degli investimenti in pubblicità sia superiore almeno dell’1% a quello degli investimenti effettuati nell’anno precedente con riferimento allo stesso mezzo di informazione. 

Ai fini del riconoscimento del credito d’imposta, potranno essere considerati gli investimenti in campagne pubblicitarie effettuate attraverso: 

  • stampa periodica o quotidiana, 
  • emittenti televisive, 
  • emittenti radiofoniche locali, analogiche o digitali. 

 

L’entità del credito d’imposta sarà determinato applicando una percentuale all’investimento incrementale in pubblicità ovvero alla differenza tra gli investimenti in pubblicità effettuati nell’anno e gli investimenti in pubblicità dell’anno precedente sugli stessi mezzi di informazione. La percentuale da applicare è diversificata in base al soggetto beneficiario e sarà pari al: 

  • 75% nel caso di imprese e lavoratori autonomi, 
  • 90% se i destinatari sono micro imprese, piccole e medie imprese e start up innovative. 

 

Il credito d’imposta spettante potrà essere utilizzato solo in compensazione e per la sua concessione è previsto inoltre un tetto massimo che verrà stabilito annualmente con decreto del presidente del Consiglio dei Ministri (DPCM). 

Il bonus pubblicità dovrebbe essere attribuito nel 2018 con riferimento agli investimenti in pubblicità posti in essere a partire dall’entrata in vigore della legge di conversione avvenuta il 24.06.2017, ma per avere conferma del periodo temporale di sostenimento delle spese pubblicitarie si attende il Decreto attuativo ministeriale che modalità e criteri di attuazione con particolare riguardo a tipologie di investimenti ammessi al beneficio, casi di esclusione, procedure di concessione e di utilizzo del beneficio, documentazione richiesta, controlli, modalità finalizzate ad assicurare il rispetto del limite di spesa. 

La legge esplicita che non saranno agevolabili e quindi non potranno rientrare nel credito d’imposta gli investimenti pubblicitari su Web o Mobile, ma rimane da chiarire se rientreranno nell’agevolazione gli investimenti pubblicitari su testate on line.

 

Dott.ssa Claudia Metallo – Dottore Commercialista

 

28 Set 2017
Proroga Iper Ammortamento

Proroga Iper AmmortamentoIper Ammortamento: Nuova Proroga al 30/09/2018

Legge 3 agosto 2017 n. 123 ha dato ufficialmente il via alla proroga di tre mesi per usufruire dell’iper ammortamento. 

Il piano Industria 4.0 introdotto con la Finanziaria 2017 è entrato nella sua seconda fase subito dopo l’estate. La commissione Bilancio del Senato in sede di conversione del c.d. “Decreto Sud” (DL n.91/2017) convertito nella legge n. 123/2017, ha diviso le strade per l’iper e il super ammortamento. Ha infatti disposto la proroga del termine per effettuare gli investimenti ammissibili all’iper ammortamento al 30 settembre 2018 in luogo del precedente termine previsto al 30 giugno 2018. 

 

COSA CAMBIA SOTTO IL PROFILO TEMPORALE 

A seguito delle disposizioni di cui all’art. 14 comma 1 del citato DL n.91/2017, che ha modificato il comma 9 dell’art. 1 Finanziaria 2017, la maggiorazione del 150% si potrà applicare agli investimenti in beni strumentali nuovi ad alto contenuto tecnologico (elencati nell’allegato A alla L. 232/2016) effettuati entro il 31.12.2017 ovvero il 30.09.2018 (antecedentemente era il 30.06.2018), a condizione che: 

  • Il relativo ordine risulti accettato dal venditore 
  • Sia avvenuto il pagamento di acconti in misura almeno pari al 20% del costo di acquisizione 

È importante ricordare che, per individuare il momento di imputazione dell’investimento e pertanto la possibilità di beneficiare o meno della maggiorazione del 150%, va fatto riferimento al principio di competenza ex art. 109, commi 1 e 2 TUIR. Inoltre, dal momento di effettuazione degli investimenti deve distinguersi l’esercizio dal quale è possibile fruire dei benefici fiscali: di tali agevolazioni fiscali se ne potrà beneficiare solo a partire dall’esercizio in cui il bene è entrato in funzione (art. 102 comma 1 TUIR).  

Le maggiorazioni in esame hanno rilevanza soltanto ai fini IRPEF / IRES e sono pertanto usufruibili nella relativa dichiarazione dei redditi. Le stesse non producono effetti ai fini IRAP anche nei confronti dei soggetti che determinano la base imponibile con il metodo fiscale ex art. 5-bis, D.Lgs. n. 446/97. 

 

CONDIZIONI PER USUFRUIRE DELLA MAGGIORAZIONE  

L’Agenzia delle Entrate con la circolare n.  4/E/2017 ha chiarito come effettuare la verifica delle suddette condizioni. Nello specifico, ha fornito importanti chiarimenti effettuando una distinzione tra:  

  • Beni acquisiti in proprietà: la circolare spiega che la verifica dei momenti temporali sono facilmente individuabili, sia del momento dell’accettazione dell’ordine da parte del venditore che quello del pagamento di acconti per almeno il 20% entro il 31 dicembre 2017. Il contribuente è, infatti, tenuto a conservare idonea documentazione giustificativa, ad esempio: copia dell’ordine, corrispondenza anche tramite email, bonifici, ecc.
     
  • Beni acquistati in leasing: l’iper ammortamento spetterà per i contratti che entro la data del 31.12.2017 abbiano sottoscritto il relativo contratto tra le parti e sia avvenuto il pagamento di un maxi – canone in misura almeno pari al 20% della quota del capitale dovuta al locatore. Pertanto, spetterà anche per i contratti di leasing per i quali il momento di effettuazione dell’investimento si sia verificato oltre il 31.12/.2017 ma comunque entro il 30.09.2018. 
  • Beni realizzati mediante contratto di appalto: l’iper ammortamento spetterà per i contratti che entro la data del 31.12.2017 risultino sottoscritti da entrambi le parti e sia avvenuto il pagamento di acconti in misura almeno pari al 20% del costo complessivo previsto nel contratto. Pertanto, spetterà anche per i contratti di appalto per i quali il momento di effettuazione dell’investimento si sia verificato oltre il 31.12.2017 ma comunque entro il 30.09.2018.
     
  • Beni realizzati in economia: l’iper ammortamento spetterà anche ai lavori iniziati nel corso del periodo agevolato, ovvero iniziati/sospesi in esercizi precedenti a tale periodo, ma limitatamente ai costi sostenuti nel periodo in questione. Pertanto, condizione necessaria per usufruire dell’estensione del beneficio, è che entro il 31.12.2017 risultino sostenuti costi almeno pari al 20% dei costi complessivamente sostenuti nel periodo 01.01.2017 – 30.09.2018. 

 

Dott.ssa Diletta AvellaDottore Commercialista, Revisore Legale dei Conti

 

19 Set 2017
Rottamazione Agenzia delle Entrate

Rottamazione Agenzia delle EntrateAgenzia delle Entrate: Definizione agevolata liti pendenti entro il 2/10 

L’art. 11, DL n. 50/2017, c.d. “Manovra correttiva”, ha reintrodotto la definizione agevolata delle controversie tributarie. 

 

L’Agenzia delle Entratecon la Circolare 28.7.2017, n. 22/E, ha fornito una serie di chiarimenti in merito alla definizione agevolata delle liti pendenti, ossia alla possibilità di chiudere le controversie in cui è parte la stessa Agenzia, in ogni stato e grado del giudizio.  

Ai fini della definizione l’interessato, entro il 2.10.2017, deve: 

  • presentare l’apposita domanda utilizzando il modello approvato dall’Agenzia delle Entrate con il Provvedimento del 21.7.2017; 
  • versare (unica soluzione/prima rata) quanto dovuto a titolo di maggior imposta nonché gli interessi da ritardata iscrizione a ruolo, con esclusione delle sanzioni collegate al tributo e degli interessi di mora. 

Più specificatamente, sono definibili le liti devolute alla giurisdizione tributaria di cui all’art. 2, D.lgs. n. 546/92 pendenti presso: 

  • le Commissioni tributarie provinciali, regionali, di primo e di secondo grado di Trento e Bolzano; 
  • la Corte di Cassazione. 

Al fine di individuare le liti in cui è parte l’Agenzia delle Entrate, secondo quanto chiarito nella citata Circolare n. 22/E, va fatto riferimento “alla nozione di parte in senso formale e, quindi, alle sole ipotesi in cui l’Agenzia delle entrate sia stata evocata in giudizio o, comunque, sia intervenuta”. Ne deriva che non sono definibili le liti: 

  • nelle quali l’Agenzia, pur essendo titolare del rapporto giuridico sostanziale dedotto in giudizio, non sia stata destinataria dell’atto di impugnazione e non sia stata successivamente chiamata in giudizio né intervenuta volontariamente; 
  • nelle quali è parte esclusivamente l’Agente della riscossione, anche se relative a tributi amministrati dall’Agenzia delle Entrate; 
  • aventi ad oggetto sanzioni amministrative non di natura tributaria, ancorché l’Agenzia sia stata chiamata in giudizio (ad esempio, sanzioni per l’impiego di lavoratori “irregolari” o per l’irregolare conferimento di incarichi a dipendenti pubblici).

Sono altresì definibili le liti relative ad atti emessi dall’Agenzia delle Entrate aventi come parte in giudizio, assieme all’Agenzia, anche l’Agente della riscossione. 

 

Presentazione della domanda e pagamento

La domanda di definizione va presentata all’Agenzia delle Entrate entro il 2.10.2017 (il 30.9 cade di sabato), esente da bollo, utilizzando l’apposito modello “Domanda di definizione agevolata delle controversie tributarie pendenti” (mod. DCT) approvato dall’Agenzia delle Entrate con il già citato Provvedimento del 21.7.2017. 

Per poter presentare la domanda di definizione è necessario che la lite sia ancora pendente al momento della presentazione della domanda, poiché la lite è definibile, come statuito dal comma 3 dell’art. 11 DL n. 50/2017, soltanto nel caso in cui “alla data di presentazione della domanda … il processo non si sia concluso con una pronuncia definitiva”. 

Va evidenziato che va presentata una distinta domanda di definizione per ciascuna controversia autonoma, ossia riferita a ciascun atto impugnato. Ciò anche in presenza di riunione di più giudizi, salvo il caso in cui la stessa sia effettuata avverso, ad esempio, l’atto impositivo e la cartella di pagamento.  

La definizione consente di pagare in un’unica soluzione, oppure, se l’importo netto dovuto è superiore a 2.000 euro, in due o tre rate, con la possibilità di avvalersi dell’istituto della compensazione.  

In caso di pagamento dilazionato, le rate saranno articolate secondo le seguenti scadenze: 

Pagamento in 3 rate: 

  • 1° rata con scadenza il 2 ottobre 2017 – 40% dell’importo complessivo; 
  • 2° rata con scadenza il 30 novembre 2017 – 40% dell’importo complessivo; 
  • 3° rata con scadenza il 2 luglio 2017 – 20% dell’importo complessivo.

Pagamento in 2 rate: 

  • 1° rata con scadenza il 2 ottobre 2017 – 40% dell’importo complessivo; 
  • 2° rata con scadenza il 30 novembre 2017 – 60% dell’importo restante. 

 

Se la lite riguarda esclusivamente sanzioni non collegate ai tributi o interessi di mora, la definizione comporta l’abbattimento al 40% degli importi in contestazione. Sono naturalmente da sottrarre gli importi già versati in pendenza di giudizio e, chi ha già presentato entro il 21 aprile scorso la domanda di definizione agevolata dei carichi affidati prevista dall’art. 6 del DL 193/2016, scomputa anche gli importi dovuti per detta “rottamazione” dei ruoli, dovendo usufruire unitamente delle due agevolazioni.

 

Dott.ssa Arianna Pennacchio – Dottore commercialista, Revisore legale dei conti

 

6 Set 2017
Proroga Spesometro 2017

Proroga Spesometro 2017Viene posticipato dal 16 settembre al 28 settembre 2017 il termine per effettuare la comunicazione all’Agenzia delle Entrate dei dati delle fatture emesse e ricevute relative al primo semestre del 2017.

La proroga dello Spesometro 2017 è stata confermata ufficialmente dal Ministero dell’Economia e delle finanze. Si tratta del terzo rinvio.

Sono tenuti alla comunicazione dei dati delle fatture emesse e ricevute tutti i soggetti passivi IVA.

La comunicazione deve essere inviata solo in forma analitica indicando i dati dei soggetti coinvolti nella fattura, la data e il numero di fattura, la base imponibile, l’aliquota applicata e l’imposta, la tipologia di operazione ai fini IVA.

Da tale nuovo rinvio resta esclusa la scadenza del 18 settembre per la trasmissione dei dati della liquidazione IVA relativa al secondo trimestre 2017.

3 Mar 2017

equitaliaCome tutti sanno entro il 31 marzo 2017 va presentata la domanda per aderire alla rottamazione delle cartelle e che entro il 31 maggio Equitalia dovrà comunicare l’ammontare dell’importo da saldare, in una o cinque rate a seconda di quanto richiesto nella domanda di adesione.
Dunque ci troviamo in una situazione di adesione che non da nessuna certezza degli importi da versare ovvero dell’importo delle singole rate.
Il risultato è che ci si potrebbe trovare di fronte ad un debito da saldare maggiore di quanto si era preventivato al momento dell’adesione

Una situazione che genera non pochi dubbi, per la quale tuttavia esistono due possibili soluzioni:

  1. Revocare l’istanza entro il 31 marzo 2017
  2. Non pagare la rata (o la prima rata) di luglio

le due possibili soluzioni vanno comunque analizzate nel dettaglio:

La revoca dell’istanza di adesione alla rottamazione

La domanda di accesso alla rottamazione costituisce una manifestazione di volontà già sufficiente all’accesso alla rottamazione, ovvero senza che sia necessario il pagamento della prima rata (o dell’unica nel caso sia scelta tale soluzione). È stato, tuttavia, confermato che è possibile ritrattare l’istanza presentando un’apposita dichiarazione in forma libera entro il termine del 31 marzo. Inoltre, non solo è possibile rinunciare ma anchepresentare una rettifica di riduzione.

Nel caso di dilazioni in corso
Come detto Equitalia comunica le somme da saldare entro la fine di maggio. Equitalia ha confermato che nel caso in cui il contribuente decidesse di non pagare la rata di Luglio, decadendo dalla rottamazione, può riprendere il pagamento delle rate delle eventuale rateizzazione concesse in precedenza.

Rimane da chiarire la questione della data alla quale deve risalire il precedente piano di rientro. Non sembra debba trattarsi necessariamente di dilazione in corso al 24 ottobre 2016, data di entrata in vigore del Dl 193/2016. Così come si ritiene che la sospensione delle rate in scadenza da gennaio a luglio, relativa ai debiti indicati nella domanda di definizione, si riferisca alla generalità delle rateazioni. Dovrebbe quindi essere possibile chiedere ora una rateazione alla quale si accompagni l’istanza di rottamazione.

In caso di accoglimento della rateazione, si potrà decidere a luglio cosa fare. Se si pagasse la prima rata, la vecchia dilazione è irrimediabilmente persa, e dunque con la conseguenza che se si decadesse dalla sanatoria, in qualsiasi momento, non si potrebbe più dilazionare il debito residuo.
Se invece si decidesse di non versare la rata di luglio (unica o prima di cinque), si potrà proseguire con il piano di dilazione già in essere.
A questo proposito, Equitalia dovrà chiarire come e quando si recuperano le rate sospese nei primi sei mesi dell’anno. Si spera che si possano pagare entro la fine del piano di rientro. Va comunque chiarito che non trovandosi in presenza di un’omissione da parte del debitore ma di una sospensione non collegata al buon esito della procedura e dunque è escluso che le somme dovute durante tale periodo siano da versare in un’unica soluzione alla ripresa del piano di rateizzazione

In presenza di rate scadute potrebbe non essere concessa l’accesso alla sanatoria.
Va tenuto in massima attenzione che sempre entro fine mese devono essere corrisposte le rate scadute a tutto dicembre 2016 per i soggetti che avevano dilazioni in corso al 24 ottobre 2016. Al riguardo, Equitalia conferma che l’obbligo riguarda anche le rate scadute prima dell’ultimo trimestre.
Si tratta peraltro di una condizione di accesso alla sanatoria in assenza della quale la domanda verrà rigettata.
Tale obbligo non sussiste invece né per le dilazioni concesse dopo il 24 ottobre né per quelle decadute a tale data. In proposito, la società di riscossione osserva che, poiché la decadenza dalla dilazione opera per legge, allo scopo occorre verificare le regole applicabili allo specifico piano di rientro, a prescindere dal ricevimento della formale comunicazione di Equitalia.

Presentare più di una domanda di rottamazione

Infine va ricordato che è possibile presentare più di una domanda che fanno riferimento a carichi di volta in volta diversi. In questo modo, si suddivide il rischio di decadere dalla rottamazione, evitando che il ritardo o l’omissione di un importo determini la perdita dei benefici per tutte le partite di debito.

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