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16 Lug 2018

Decreto Legge “Dignità”: Abolito lo Split Payment per i professionisti

Il decreto Dignità (D.L. n. 87/2018), pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 13 luglio 2018, prevede l’abolizione del meccanismo dello split payment in relazione alle prestazioni che sono rese dai professionisti nei confronti della pubblica amministrazione, i cui compensi sono soggetti a ritenute alla fonte a titolo d’imposta e a titolo d’acconto.

 

Il meccanismo non può più essere applicato in relazione alle operazioni per le quali è stata emessa fattura in data successiva rispetto all’entrata in vigore del decreto.

Nello specifico, l’abolizione dello split payment riguarda i professionisti che fatturano nei confronti della pubblica amministrazione ovvero degli altri soggetti elencati all’interno dell’art. 17-ter del decreto IVA:

  1. enti pubblici economici nazionali, regionali e locali, comprese le aziende speciali e le aziende pubbliche di servizi alla persona;
  2. fondazioni partecipate da Pubbliche amministrazioni per una percentuale complessiva del fondo di dotazione non inferiore al 70%;
  3. società controllate di fatto direttamente dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri o dai Ministeri;
  4. società controllate di diritto, direttamente o indirettamente, da Pubbliche amministrazioni o da enti e società di cui ai punti 1, 2, 3 e 5;
  5. società partecipate, per una percentuale complessiva del capitale non inferiore al 70% da Pubbliche amministrazioni o da enti e società di cui ai punti 1, 2, 3, 4;
  6. società quotate inserite nell’indice FTSE MIB della Borsa Italiana identificate ai fini IVA; con decreto del Ministero dell’economia e delle finanze può essere individuato un indice alternativo di riferimento per il mercato azionario.

Pertanto, per capire quale regime Iva applicare si deve guardare alla data di emissione della fattura, che indica se vi è obbligo o meno di applicare lo split payment.

 

Fattura ante 14 luglio 2018

Per le prestazioni per le quali è emessa fattura fino al 14 luglio, il professionista inserisce nella fattura elettronica la lettera “S” (fattura soggetta a split payment) e indica l’imponibile, la ritenuta ai fini delle imposte sui redditi e l’Iva.

La fattura non partecipa alla liquidazione di periodo e il professionista non versa Iva all’Erario.

L’ente che riceve la fattura trattiene e versa all’Erario la ritenuta d’acconto e l’Iva o, in alternativa, compensa l’Iva in vendite e acquisti.

 

Fatture emesse dopo il 14 luglio 2018

Dal 15 luglio, il soggetto titolare di partita Iva emette la fattura e sulla stessa non deve più indicare la dizione “scissione dei pagamenti”.

In tal modo, il cliente che riceve la fattura, al momento del pagamento, deve trattenere la ritenuta mentre deve versare al professionista l’Iva relativa e, se ammesso, può portarla in detrazione.

Il professionista a fronte dell’emissione della fattura per la quale gli nasce un debito Iva, deve liquidare l’imposta e versarla all’Erario.

 

Per ulteriori approfondimenti non esitare a CONTATTARCI.

 

27 Giu 2018

Fatturazione Elettronica B2B (business to business) e B2C (business to consumer)

 

Che cos’è la fatturazione elettronica?

La Fattura Elettronica è un documento che nasce, viene trasmesso e conservato, sia dall’emittente sia dal ricevente, solo ed esclusivamente in versione digitale.

Per essere una vera Fattura Elettronica, occorre che il documento sia generato in un formato specifico denominato “XML”, in base a precise regole di compilazione (il cosiddetto “tracciato”).

Il Sistema di Interscambio (detto SDI) è lo strumento informatico che, per legge, è in grado di ricevere le fatture in formato XML, effettuare i controlli sui file ricevuti e inoltrare le fatture al soggetto ricevente: una sorta di hub postale in digitale. Infatti, è lo stesso sistema che si occupa di smistare anche le ricevute di consegna.

Tutto è tracciato, monitorato e certo.

Ogni fattura in formato XML, attiva o passiva, va conservata digitalmente per un periodo di 10 anni.

 

Quali sono le scadenze?

L’avvio di questo nuovo obbligo sarà realizzato in due fasi distinte:

  • la prima con inizio il 1° luglio 2018 limitatamente alle prestazioni di subappaltatori nel quadro di un contratto di appalti pubblici;
  • la seconda fase con partenza il 1° gennaio 2019 e con l’obbligo esteso a tutte le operazioni tra soggetti privati, comunemente noto come B2B e B2C.

È stato ufficializzato il rinvio della fatturazione elettronica anche per i carburanti a gennaio 2019.

Per i prossimi sei mesi sarà ancora possibile utilizzare la scheda carburanti, ma per detrarre l’IVA e dedurre la spesa, resta indispensabile l’utilizzo di mezzi di pagamento tracciabili.

Dall’01/01/2018 non è comunque più utilizzabile il denaro contante.

 

Quali sono i vantaggi della fattura elettronica?

L’obiettivo principale della normativa sulla fatturazione elettronica B2B e B2C è la riduzione dell’evasione fiscale.

Non mancano tuttavia alcuni vantaggi attesi per le aziende. Il nuovo strumento, infatti, va nella direzione della tanto auspicata semplificazione fiscale con la conseguente riduzione del numero degli adempimenti fiscali.

Ci saranno anche altri vantaggi legati alla digitalizzazione delle imprese, come:

  • abbattimento dei costi (le organizzazioni che producono/ricevono più di 3.000 fatture/anno avranno un risparmio tra 7,5 e 11,5 euro a fattura);
  • risparmio di tempo;
  • diminuzione degli errori;
  • azzeramento della possibilità di distruzione o perdita delle fatture;
  • riduzione della documentazione cartacea;
  • certezza della consegna.

 

Cosa si rischia se non ci si adegua alla nuova normativa?

In caso di emissione di fattura con modalità diverse dal formato elettronico, questa verrà considerata non emessa e verrà applicata la sanzione prevista in caso di violazione degli obblighi relativi alla documentazione, registrazione ed individuazione delle operazioni soggette ad IVA.

La mancata conservazione, invece, non permette l’esibizione nel giusto formato (elettronico) ed è pertanto sanzionabile come la mancata esibizione dei libri, delle scritture contabili e dei documenti fiscali.

 

I soggetti esonerati

Dall’obbligo di emissione della fattura in formato elettronico sono esonerati solo i soggetti di minori dimensioni che si avvalgono del cosiddetto “regime di vantaggio” previsto dall’art. 27 comma 3 del Decreto-legge n. 98/11 o del “regime forfettario” previsto dalla Legge n. 190/14.

Restano escluse dall’obbligo di fatturazione elettronica anche le operazioni transfrontaliere con riferimento alle quali rimane in vita l’obbligo di trasmissione dei dati entro l’ultimo giorno del mese successivo a quello di emissione delle fatture o di ricezione delle stesse.

 

Come funziona la fatturazione obbligatoria tra privati?

La fattura elettronica presuppone l’utilizzo di una piattaforma digitale o un software per l’emissione, ricezione, firma, trasmissione e conservazione della fattura.

Cosa devono fare le imprese e i professionisti per creare fatture elettronica?

  • Generare la fattura elettronica tramite un proprio software o con i tool gratuiti messi a disposizione dallo SDI;
  • Accedere al Sistema di Interscambio dell’Agenzia delle Entrate e scegliere l’utenza di lavoro;
  • Caricare il file esterno o selezionare la fattura;
  • Firmare la fattura mediante apposizione della firma digitale;
  • Inviare la fattura mediante il Sistema di Interscambio;
  • Attendere la conferma dell’avvenuta ricezione del file;
  • Gestire le eventuali eccezioni o anomalie
19 Giu 2018

Dal 1° Luglio pagamenti delle retribuzioni senza utilizzo del contante

 

Dal prossimo 1° luglio 2018, ai sensi dell’art 1, comma 910, della L. 2015/2017 (Legge di Bilancio 2018) non sarà più possibile, da parte dei datori di lavoro/committenti, erogare le retribuzioni/compensi a mezzo di denaro contante, inclusi eventuali anticipi.

Tale disposizione riguarderà tutti i datori di lavoro e i committenti, andando quindi ad operare non soltanto per i rapporti di lavoro subordinato, ma anche per i contratti di collaborazione coordinata e continuativa e per i contratti di lavoro instaurati in qualsiasi forma dalle cooperative con i propri soci.

Restano esclusi soltanto i seguenti rapporti di lavoro:

  • con le P.A. di cui all’articolo 1, D.Lgs. 165/2001;
  • con gli addetti ai servizi familiari e domestici.

 

Nuove modalità di pagamento

Il pagamento, quindi, potrà essere effettuato con le seguenti modalità (indicazione prevista dalla legge):

  • bonifico sul conto identificato dal codice Iban indicato dal lavoratore;
  • strumenti di pagamento elettronico;
  • pagamento in contanti presso lo sportello bancario o postale dove il datore di lavoro abbia aperto un conto corrente di tesoreria con mandato di pagamento;
  • emissione di un assegno consegnato direttamente al lavoratore o, in caso di suo comprovato impedimento, a un suo delegato. L’impedimento s’intende comprovato quando il delegato a ricevere il pagamento è il coniuge, il convivente o un familiare, in linea retta o collaterale, del lavoratore, purché di età non inferiore a sedici anni.

Viene inoltre disposto, che “la firma apposta dal lavoratore sulla busta paga non costituisce prova dell’avvenuto pagamento della retribuzione”.

 

Le sanzioni

Si fa presente, circa il divieto di pagamento in contanti, che la norma prevede l’applicazione, in caso di infrazione, di una sanzione amministrativa da 1.000 a 5.000 euro.

In considerazione del tenore letterale e della ratio della legge si deve ritenere che la norma viene violazione  e quindi sanzionata  anche per  i seguenti comportamenti:

  1. quando la corresponsione delle somme avvenga con modalità diverse da quelle indicate dal legislatore;
  2. nel caso in cui, nonostante l’utilizzo dei predetti sistemi di pagamento, il versamento delle somme dovute non sia realmente effettuato, ad esempio, nel caso in cui il bonifico bancario in favore del lavoratore venga successivamente revocato ovvero l’assegno emesse venga annullato prima dell’incasso: circostanze che evidenziano uno scopo elusivo del datore di lavoro che mina la stessa ratio della disposizione.

Di conseguenza, ai fini della contestazione si ritiene sia necessario verificare non soltanto che il datore di lavoro abbia disposto il pagamento utilizzando gli strumenti previsti ex lege ma che lo stesso sia andato a buon fine.

 

Per eventuali ulteriori chiarimenti, CONTATTACI.

 

23 Feb 2018
Capital Gains e Dividendi Finanziaria 2018

Capital Gains e Dividendi Finanziaria 2018Capital Gains e Dividendi: Come cambia la Tassazione con la Finanziaria 2018

Capital Gains

È confermato, con la modifica dell’art. 5, comma 2, D.Lgs. n. 461/97, che le plusvalenze derivanti dalla cessione di partecipazioni sia qualificate che non qualificate (in precedenza solo non qualificate) sono soggette ad imposta sostitutiva del 26%.

Viene inoltre eliminata, con la modifica del comma 3 del citato art. 5, la previsione che richiedeva la separata indicazione in dichiarazione dei redditi delle plusvalenze/minusvalenze derivanti da partecipazioni qualificate/non qualificate.

Analogamente sono modificati gli artt. 6 e 7, D.Lgs. n. 461/97 in materia di tassazione nel regime del risparmio amministrato / gestito.

Con l’abrogazione del comma 3 e la modifica del comma 5 dell’art. 68, TUIR le plusvalenze derivanti da partecipazioni sia qualificate che non qualificate sono “sommate” alle relative minusvalenze. Di conseguenza è possibile compensare le plusvalenze / minusvalenze derivanti da partecipazioni qualificate con quelle da partecipazioni non qualificate.

Dividendi e utili associati in partecipazione

È confermata la modifica dell’art. 27, comma 1, DPR n. 600/73, per effetto della quale ai dividendi collegati a partecipazioni qualificate (oltre che non qualificate) è applicabile la ritenuta del 26% da parte del soggetto IRES erogatore degli stessi.

La ritenuta è altresì applicabile agli utili derivanti da contratti di associazione in partecipazione indipendentemente dal valore dell’apporto, ossia sia a contratti “non qualificati” che “qualificati”.

Alle remunerazioni corrisposte a persone fisiche residenti relative a contratti di associazione in partecipazione in cui l’associante è non residente, è operata una ritenuta del 26% nel caso in cui gli stessi siano “qualificati” / “non qualificati” (in precedenza solamente non qualificati).

In presenza di un associante in contabilità semplificata, in base al nuovo comma 2 del citato art. 47, gli utili concorrono a formare il reddito dell’associato nella misura del 58,14% nel caso in cui l’apporto è superiore al 25% della somma delle rimanenze finali di cui agli artt. 92 e 93, TUIR e del costo residuo dei beni ammortizzabili di cui all’art. 110, TUIR.

Decorrenza delle nuove disposizioni

Le nuove disposizioni sopra esaminate sono applicabili ai redditi di capitale percepiti a partire dall’1.1.2018 e ai redditi diversi realizzati a decorrere dall’1.1.2019.

Alle distribuzioni di utili derivanti da partecipazioni qualificate in società / enti soggetti IRES formatesi con utili prodotti fino all’esercizio in corso al 31.12.2017, deliberate dal 2018 al 2022, sono applicabili le regole di cui al DM 26.5.2017, ossia la parziale tassazione degli stessi in base alle percentuali fissate dal citato Decreto.

 

20 Feb 2018
certificazione unica 2018

certificazione unica 2018CERTIFICAZIONE UNICA: le novità 2018

 

La certificazione unica (ex CUD) 2018 è un documento fiscale comprovante la percezione di un reddito da parte di un contribuente (lavoratore dipendente o lavoratore autonomo).

Sono obbligati alla trasmissione della CU 2018 i datori di lavoro ovvero i soggetti committenti che hanno erogato redditi da lavoro autonomo, redditi diversi e provvigioni.

 

Il modello della certificazione unica va trasmesso per via telematica all’Agenzia delle Entrate entro il 7 marzo 2018 mentre va consegnato al lavoratore entro la scadenza 31 marzo 2018.

Il termine ultimo per la trasmissione delle certificazioni uniche è fissato al 31 ottobre per le CU contenenti esclusivamente redditi esenti o non rilevanti ai fini della predisposizione della dichiarazione dei redditi precompilata, ovvero la Certificazione Unica dei lavoratori autonomi.

Sono stati pubblicati, in versione definitiva, i modelli di dichiarazione adottati dall’Agenzia delle Entrate, per il 2018. In particolare:

 

Vediamo in sintesi quali sono le novità contenute nella Certificazione Unica 2018:

  • I sostituti d’imposta possono rilasciare la Certificazione Unica contenente dati fiscali e previdenziali relativi a contribuzioni diverse dall’Inps, come nel caso di medici, veterinari, ecc., che sono state rilasciate in modo separato in aggiunta alla CU 2018;

 

  • Sia nella Certificazione unica che nel nuovo 730, è entrata a far parte la liquidazione mensile del TFR come integrazione alla retribuzione, prevista per i lavoratori dipendenti del settore privato con un contratto in essere da almeno 6 mesi;

 

  • Sia nel modello Cu ordinario che nel modello Cu sintetico, sono presenti i campi per la gestione delle somme residue delle deduzioni spettanti, nel caso in cui le somme siano state restituite al datore di lavoro (con le certificazioni o dalle dichiarazioni dei redditi degli anni precedenti);

 

  • Modifica per la scadenza consegna Certificazione Unica 2018 entro il 31 marzo, il 31 però cade di sabato, domenica è Pasqua, lunedì è Pasquetta, per cui la scadenza certificazione unica 2018 è fissata al 3 aprile 2018;

 

  • Nel modello certificazione unica, sono state inserite 3 sezioni dedicate a:
    • premi di risultato: al fine di gestire le somme erogate ai lavoratori attraverso il bonus produttività che ha previsto un’imposta sostitutiva Irpef e addizionali al 10%, è stata aggiornata la relativa sezione con i rimborsi di beni e servizi non soggetti a tassazione ed una nuova casella per una migliore gestione del personale comandato presso altre amministrazioni dello Stato;
    • regime speciale (D.Lgs n. 147/2015): inserita nuova sezione per indicare i redditi di lavoro dipendente prodotti in Italia da parte di persone che hanno trasferito la propria residenza nel nostro Paese, In questi casi, tali redditi concorrono a formare il reddito fino ad un massimo del 70% dell’ammontare;
    • rimborsi di beni e servizi non soggetti a tassazione effettuati dal datore di lavoro.

 

Nel nuovo modello CU 2018 è stata inserita la sezione riservata al nuovo regime fiscale delle locazioni brevi. In base a quanto previsto dalla nuova normativa, infatti, i soggetti che risiedono in Italia e che esercitano attività di intermediazione immobiliare e/o gestione portali web, sono tenuti ad applicare sull’eventuale canone o corrispettivo pagato dall’utente, una ritenuta del 21% e al rilascio della certificazione unica in qualità di sostituti di imposta.

 

Dott.ssa Arianna PennacchioConsulenza Fiscale

 

16 Feb 2018
finanziaria 2018

finanziaria 2018Finanziaria 2018: Proroga Maxi e Iper Ammortamento

PROROGA “MAXI AMMORTAMENTO”

È confermata la proroga della possibilità, a favore delle imprese / lavoratori autonomi che effettuano investimenti in beni strumentali nuovi dall’1.1 al 31.12.2018 (30.6.2019 a condizione che entro il 31.12.2018 sia accettato il relativo ordine e pagati acconti in misura almeno pari al 20% del costo di acquisizione), di incrementare il relativo costo del 30% (fino al 2017 pari al 40%).

Sono esclusi dall’agevolazione i veicoli a deducibilità limitata i veicoli concessi in uso promiscuo ai dipendenti e quelli esclusivamente strumentali all’attività d’impresa e di uso pubblico. Di fatto, quindi, l’esclusione dal beneficio riguarda l’intera categoria dei veicoli richiamati dal comma 1 del citato art. 164.

 

PROROGA “IPER AMMORTAMENTO”

È prorogata la possibilità, a favore delle imprese che effettuano investimenti in beni nuovi finalizzati a favorire processi di trasformazione tecnologica/digitale, ricompresi nella Tabella A, Finanziaria 2017, entro il 31.12.2018 (31.12.2019 a condizione che entro il 31.12.2018 sia accettato il relativo ordine e siano pagati acconti in misura almeno pari al 20% del costo di acquisizione), di incrementare il costo del 150%.

Per i soggetti che effettuano nel suddetto periodo investimenti in beni immateriali strumentali di cui alla Tabella B, Finanziaria 2017, il costo è aumentato del 40%. In sede di approvazione è stata ampliata la gamma dei beni immateriali agevolabili di cui alla citata Tabella B con l’aggiunta delle seguenti voci:

  • sistemi di gestione della supply chain finalizzata al drop shipping nell’e-commerce;
  • software e servizi digitali per la fruizione immersiva, interattiva e partecipativa, ricostruzioni
    3D, realtà aumentata;
  • software, piattaforme e applicazioni per la gestione e il coordinamento della logistica con elevate caratteristiche di integrazione delle attività di servizio (comunicazione intra-fabbrica, fabbrica-campo con integrazione telematica dei dispositivi on-field e dei dispositivi mobili, rilevazione telematica di prestazioni e guasti dei dispositivi on-field).

Il soggetto interessato deve produrre una dichiarazione del legale rappresentante ovvero, per i beni di costo superiore a € 500.000 una perizia tecnica giurata rilasciata da un ingegnere / perito industriale / Ente di certificazione accreditato, attestante che il bene:

  • possiede le caratteristiche tecniche tali da includerlo nell’elenco di cui alle Tabelle A / B;
  • è interconnesso al sistema aziendale di gestione della produzione o alla rete di fornitura.

Per i soggetti che beneficiano dell’iper ammortamento (anche relativamente al 2017) in caso di dismissione del bene agevolato nel periodo di fruizione della maggiorazione in esame non si verifica la perdita delle residue quote del beneficio a condizione che, nello stesso periodo di realizzo, l’impresa:

  • sostituisca il bene originario con un bene strumentale nuovo con caratteristiche tecnologiche / analoghe o superiori a quelle previste dalla citata Tabella A;
  • attesti l’effettuazione dell’investimento sostitutivo, le caratteristiche del nuovo bene e il requisito dell’interconnessione.

Nel caso in cui siano rispettate le predette condizioni e il costo di acquisizione dell’investimento sostitutivo sia inferiore al costo del bene originario la fruizione del beneficio continua relativamente alle quote residue fino a concorrenza del costo del nuovo investimento.

 

14 Feb 2018
Convegno Fisco e Lavoro
1 Feb 2018
Credito d'imposta per formazione 4.0

Credito d'imposta per formazione 4.0Legge di bilancio 2018: Arriva il Credito di Imposta per le spese di Formazione 4.0

La legge di bilancio 2018 introduce un credito d’imposta a favore delle aziende che investono in attività formative incentrate sulle conoscenze tecnologiche previste dal Piano nazionale Industria 4.0, ribattezzato Piano nazionale Impresa 4.0.

 

L’INCENTIVO

L’incentivo prevede un credito d’imposta pari al 40% del costo del personale impiegato in attività di formazione negli ambiti attinenti alla vendita e il marketing, le tecniche e le tecnologie di produzione e l’informatica.

Il nuovo credito d’imposta:

  • è ammesso fino ad un importo massimo annuo pari a 300.000 euro per ciascuna impresa beneficiaria in relazione agli interventi formativi pattuiti attraverso contratti collettivi aziendali o territoriali;
  • va indicato nella dichiarazione dei redditi relativa al periodo d’imposta di sostenimento delle spese;
  • non concorre alla formazione del reddito/base imponibile IRAP;
  • non rileva ai fini del rapporto di deducibilità degli interessi passivi e dei componenti negativi ex artt. 61 e 109, comma 5, TUIR;
  • è utilizzabile esclusivamente in compensazione con il modello F24, anche per importi superiori a € 250.000, non rilevando il limite di cui all’art. 1, comma 53, Legge n. 244/2007, nonché per importi superiori a € 700.000 per anno non rilevando il limite di cui all’art. 34, Legge n. 388/2000;
  • è concesso nel rispetto dei limiti e delle condizioni di cui al Regolamento UE n. 651/2014 concernente la compatibilità degli aiuti di Stato, con il mercato interno.

I costi relativi alle spese agevolabili devono essere certificati dal soggetto incaricato della revisione legale/ collegio sindacale/professionista iscritto nel Registro dei revisori legali. La certificazione deve essere allegata al bilancio. Per le imprese non soggette a revisione legale dei conti la certificazione va redatta da un revisore legale/società di revisione legale dei conti. Le spese per la certificazione sostenute da tali ultime imprese sono ammissibili entro il limite massimo di € 5.000. Le imprese con bilancio “revisionato” sono esenti dai predetti obblighi.

 

A CHI SI RIVOLGE

Il credito d’imposta per la formazione 4.0 è rivolto a tutte le imprese, indipendentemente dalla forma giuridica, dal settore economico in cui operano e dal regime contabile adottato, che effettuano spese in attività di formazione 4.0 nel periodo di imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2017. Non si applica pertanto agli investimenti incrementali rispetto all’anno precedente, ma all’intera spesa 2018 in attività formative.

 

ATTIVITÀ FORMATIVE AMMISSIBILI

Sono ammissibili al credito d’imposta solo le attività formative svolte per acquisire o consolidare le conoscenze delle tecnologie previste dal Piano nazionale Impresa 4.0, quali big data e analisi dei dati, cloud e fog computing, cyber security, sistemi cyber-fisici, prototipazione rapida, sistemi di visualizzazione e realtà aumentata, robotica avanzata e collaborativa, interfaccia uomo macchina, manifattura additiva, Internet delle cose e delle macchine e integrazione digitale dei processi aziendali.

Si tratta, nello specifico, di oltre cento ambiti, raggruppati in tre categorie:

MARKETING E VENDITE

Le attività di formazione possono essere relative a una delle seguenti funzioni:

  • Acquisti;
  • Commercio al dettaglio;
  • Commercio all’ingrosso;
  • Gestione del magazzino;
  • Servizi ai consumatori;
  • Stoccaggio;
  • Tecniche di dimostrazione;
  • Marketing;
  • Ricerca di mercato;
  • L’elenco è piuttosto ampio e ricomprende anche l’area della logistica e dei servizi, oltre a quelle più propriamente legate a vendite e marketing.

INFORMATICA

Le voci previste nell’ambito della categoria “Informatica” sono:

  • Analisi di sistemi informatici;
  • Elaborazione elettronica dei dati;
  • Formazione degli amministratori di rete;
  • Linguaggi di programmazione;
  • Progettazione di sistemi informatici;
  • Programmazione informatica;
  • Sistemi operativi;
  • Software per lo sviluppo e la gestione di beni strumentali oggetto dell’allegato A alla legge 11 dicembre 2016, n. 232;
  • Software oggetto dell’allegato B alla legge 11 dicembre 2016, n. 232;
  • Anche in questo caso le previsioni sono molto ampie e vanno oltre le competenze specifiche sulle tecnologie previste nel piano (richiamate negli ultimi due punti), estendendosi anche a competenze più generali come quelle sui sistemi operativi o l’amministrazione delle reti.

TECNICHE E TECNOLOGIE DI PRODUZIONE

Sono riportati di seguito tutti i settori nei quali è possibile fruire di formazione relativa alle tecniche di produzione:

  • Fabbricazione di armi da fuoco;
  • Fabbricazione di utensili e stampi;
  • Fusione dei metalli e costruzione di stampi;
  • Idraulica;
  • Ingegneria meccanica;
  • Ingegneria metallurgica;
  • Lavorazione della lamiera;
  • Meccanica di precisione;
  • Lavorazione a macchina dei metalli;
  • Saldatura;
  • Siderurgia;
  • Climatizzazione;
  • Distribuzione del gas;
  • Energia nucleare, idraulica e termica;
  • Ingegneria climatica;
  • Ingegneria elettrica;
  • Installazione e manutenzione di linee elettriche;
  • Installazioni elettriche;
  • Produzione di energia elettrica;
  • Riparazione di apparecchi elettrici;
  • Elettronica delle telecomunicazioni;
  • Ingegneria del controllo;
  • Ingegneria elettronica;
  • Installazione di apparecchiature di comunicazione;
  • Manutenzione di apparecchiature di comunicazione;
  • Manutenzione di apparecchiature elettroniche;
  • Robotica;
  • Sistemi di comunicazione;
  • Tecnologie delle telecomunicazioni;
  • Tecnologie di elaborazione dati;
  • Biotecnologie;
  • Conduzione di impianti e macchinari di trasformazione;
  • Ingegneria chimica;
  • Ingegneria chimica dei processi;
  • Processi petroliferi, gas e petrolchimici;
  • Tecniche di chimica dei processi;
  • Tecniche di laboratorio (chimico);
  • Tecnologie biochimiche;
  • Cantieristica navale;
  • Manutenzione e riparazione imbarcazioni;
  • Ingegneria automobilistica;
  • Ingegneria motociclistica;
  • Manutenzione e riparazione di veicoli;
  • Progettazione di aeromobili;
  • Manutenzione di aeromobili;
  • Agricoltura di precisione;
  • Lavorazione degli alimenti;
  • Conservazione degli alimenti;
  • Produzione bevande;
  • Lavorazione del tabacco;
  • Scienza e tecnologie alimentari;
  • Confezione di calzature;
  • Filatura;
  • Lavorazione del cuoio e delle pelli;
  • Preparazione e filatura della Lana;
  • Produzione di capi di abbigliamento;
  • Produzione di cuoio e pellami;
  • Sartoria;
  • Selleria;
  • Tessitura industriale;
  • Ceramica industriale;
  • Ebanisteria;
  • Fabbricazione di mobili;
  • Falegnameria (non edile);
  • Lavorazione della gomma;
  • Lavorazione e curvatura del Legno;
  • Lavorazione industriale del vetro;
  • Produzione della plastica;
  • Produzione e Lavorazione della carta;
  • Produzione industriale di diamanti;
  • Tecnologie del Legno da costruzione;
  • Estrazione di carbone;
  • Estrazione di gas e petrolio;
  • Estrazione di materie grezze;
  • Ingegneria geotecnica;
  • Ingegneria mineraria;
  • Cartografia/agrimensura e rilievi;
  • Progettazione delle strutture architettoniche;
  • Progettazione e pianificazione urbana;
  • Progettazione edilizia;
  • Costruzione di ponti;
  • Costruzione di strade;
  • Edilizia;
  • Impianti idraulici, riscaldamento e ventilazione;
  • Ingegneria civile;
  • Ingegneria edile;
  • Ingegneria portuale;
  • Tecnologie edili ed ingegneristiche (Building Information Modeling).

Sono escluse le attività di formazione ordinaria o periodica che l’impresa organizza per conformarsi alla normativa vigente in materia di sicurezza e salute sui luoghi di lavoro, di protezione dell’ambiente e ad ogni altra normativa obbligatoria in materia di formazione.

 

Dott.ssa Arianna PennacchioConsulenza Fiscale

 

16 Gen 2018
Tax Credit Alberghi 2018

Tax Credit Alberghi 2018TAX CREDIT ALBERGHI AL 65% CON LIMITE DI 200.000 EURO PER IL 2017-2018

La misura chiamata “Tax Credit Alberghi” è stata istituita con il Decreto “Art Bonus” Dl 83/2014 ed è stata introdotta nel 2014 con il fine di rilanciare la competitività delle strutture alberghiere.

La legge di Stabilità 2017 aveva già prorogato per gli anni 2017 e 2018 la Tax Credit Alberghi introducendo importanti novità, come l’aumento della percentuale di detrazione fiscale dal 30% al 65% ed includendo tra i beneficiari anche le attività agrituristiche.

Il DM n. 598 del 20 dicembre 2017 del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo, in attesa di pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale, definisce le nuove disposizione attuative del credito d’imposta per la ristrutturazione degli alberghi.

Le strutture ricettive che possono richiedere il bonus sono

  • alberghi, villaggi-albergo, residenze turistiche, alberghi diffusi, condhotel, marina resort e dal 2017 anche gli agriturismi (compresi anche gli stabilimenti termali)
  • devono essere state aperte entro il primo gennaio del 2012.
  • devono avere un minimo di 7 camere.

Non posso richiedere la Tax Credit Alberghi le seguenti strutture ricettive:

  • Ostelli della gioventù
  • Rifugi di montagna
  • Colonie marine e montane
  • Affittacamere per brevi soggiorni
  • Case ed appartamenti per vacanza
  • Bed & breakfast

Le spese per essere considerati eleggibili dovranno essere sostenute dal 1° gennaio 2017 al 31 dicembre 2018 e relative ad interventi che abbiano finalità di ristrutturazione edilizia a condizione che abbiamo anche finalità di incremento di efficienza energetica o di riqualificazione anti sismica.

L’agevolazione è riconosciuta anche per l’acquisto di mobili e complementi di arredo destinati alle strutture ricettive, a condizione che il beneficiario non ceda a terzi né destini a finalità estranee all’esercizio d’impresa i beni oggetto d’investimento prima dell’ottavo periodo d’imposta successivo

Il credito andrà ripartito in 2 quote annuali di pari importo, nel rispetto dei limiti e condizioni relative al regime de minimis e comunque fino all’importo massimo di 200.000 euro nel biennio di riferimento.

Il credito potrà essere utilizzato a decorrere dal periodo d’imposta successivo a quello in cui gli interventi sono stati realizzati ed esclusivamente in compensazione nel modello F24, tramite i servizi telematici messi a disposizione dell’Agenzia delle Entrate.

Per poter richiedere la Tax Credit Alberghi 2017, dal primo gennaio al 28 febbraio 2018 (salvo proroghe), le imprese interessate potranno presentare la domanda telematicamente al Ministero dei Beni e delle attività culturali e del turismo che dovrà comunicare le modalità di invio e le date di scadenza. A oggi, nel portale dei procedimenti non è ancora resa disponibile la procedura per la presentazione delle domande relative ai costi sostenuti nel 2017

La domanda dovrà essere corredata, a pena di inammissibilità, dalla seguente documentazione amministrativa e tecnica:

  • dichiarazione dell’imprenditore che elenchi gli interventi effettuati;
  • attestazione dell’effettivo sostenimento delle spese da parte del Presidente del Collegio sindacale, Revisore legale, professionista iscritto nell’Albo dei dottori commercialisti ed esperti contabili, dei periti commerciali o dei consulenti del lavoro ovvero del responsabile del CAF;
  • dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà relativa agli altri aiuti “de minimis” eventualmente fruiti nell’esercizio in corso e nei 2 precedenti.

Si precisa che le risorse sono assegnate sulla base dell’ordine di presentazione delle domande (c.d. “click day”) e fino al relativo esaurimento.

9 Gen 2018
Resto al Sud

Resto al SudResto al Sud: incentivi per l’avvio di nuove imprese nel Mezzogiorno

Domande al via dal 15 gennaio 2018

 

Cos’è

“Resto al Sud” è l’incentivo introdotto dal Decreto ‘Mezzogiorno’ che sostiene la nascita di nuove attività imprenditoriali di produzione di beni e servizi avviate da giovani nelle regioni del Mezzogiorno. La dotazione finanziaria complessiva è di 1.250 milioni di euro.

 

A chi si rivolge

Le agevolazioni sono rivolte ai giovani tra 18 e 35 anni che:

  • siano residenti in Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia al momento della presentazione della domanda di finanziamento;
  • trasferiscano la residenza nelle regioni indicate dopo la comunicazione di esito positivo;
  • non abbiano un rapporto di lavoro a tempo indeterminato per tutta la durata del finanziamento;
  • non siano già titolari di altra attività di impresa in esercizio.

Possono presentare richiesta di finanziamento le società, anche cooperative, le ditte individuali costituite successivamente alla data del 21 giugno 2017, o i team di persone che si costituiscono entro 60 giorni (o 120 se residenti all’estero) dopo l’esito positivo della valutazione.

 

Incentivo economico

Ogni soggetto richiedente può ricevere un finanziamento massimo di 50 mila euro. Nel caso in cui la richiesta arrivi da più soggetti, già costituiti o costituendi, il finanziamento massimo è pari a 200 mila euro.

I progetti imprenditoriali possono avere un programma di spesa del valore massimo di 200 mila euro.

Le agevolazioni coprono il 100% delle spese e prevedono:

  • contributo a fondo perduto, pari al 35% del programma di spesa;
  • finanziamento bancario, pari al 65% del programma di spesa, concesso da un istituto di credito che aderisce alla convenzione tra Invitalia e ABI, garantito dal Fondo di garanzia per le PMI.

Gli interessi del finanziamento sono coperti da un contributo in conto interessi.

Il finanziamento bancario deve essere restituito in 8 anni di cui 2 di preammortamento.

 

Attività finanziate

Sono finanziabili:

  • interventi per la ristrutturazione o manutenzione straordinaria di beni immobili (massimo 30% del programma di spesa);
  • impianti, attrezzature, macchinari nuovi;
  • programmi informatici e servizi TLC (tecnologie per l’informazione e la telecomunicazione);
  • altre spese utili all’avvio dell’attività (materie prime, materiali di consumo, utenze e canoni di locazione, canoni di leasing, garanzie assicurative nel limite del 20% massimo del programma di spesa).

Non sono ammissibili le spese di progettazione, le consulenze e quelle relative al costo del personale dipendente.

 

Come presentare la domanda

Le domande possono essere inviate dal 15 gennaio 2018, esclusivamente online, attraverso la piattaforma web di Invitalia.

È necessario registrarsi sulla piattaforma dedicata, disporre di una firma digitale e di un indirizzo di posta certificata (PEC).

La domanda è costituita dal progetto imprenditoriale da compilare on line e dalla documentazione da allegare, secondo la modulistica presente sul sito.

Le domande vengono valutate in ordine cronologico di arrivo entro 60 giorni dalla data di presentazione.

Gli aggiornamenti e i dettagli sulle modalità per richiedere il finanziamento saranno disponibili direttamente sul sito Invitalia.

 

4 Gen 2018
Voucher Digitalizzazione 2018
5 Dic 2017
Agenzia delle Entrate Fai Da Te

Agenzia delle Entrate Fai Da TeAgenzia delle Entrate: online il servizio «Fai D.A. te» per Rottamazione-bis cartelle

Dal 6 novembre 2017 è possibile rottamare le cartelle direttamente sul web con il nuovo servizio messo a disposizione dall’Agenzia delle Entrate-Riscossione.

Si chiama «Fai D.A. te» il nuovo servizio che consente ai contribuenti di presentare direttamente online, sul sito web Agenzia delle Entrate-Riscossione, il modello della domanda per rottamare i carichi affidati all’agente della riscossione dal 1° gennaio al 30 settembre 2017.  

Ai fini della presentazione della domanda è necessario: 

  • accedere al portale www.agenziaentrateriscossione.gov.it; 
  • cliccare sul link presente nella pagina dedicata alla Definizione Agevolata 2017; 
  • compilare il modulo che appare sullo schermo.  

Nello specifico, il servizio richiede:  

  • di inserire i riferimenti alle cartelle o agli avvisi che si vogliono “rottamare”;
  • di allegare i documenti di riconoscimento (documento di identità e dichiarazione sostitutiva attestante la qualifica del dichiarante).  

Nel modello è possibile indicare se si intende pagare in un’unica soluzione oppure a rate. In quest’ultimo caso, gli importi dovuti possono essere ripartiti in un massimo di 5 rate di pari importo, la prima delle quali in scadenza il 31 luglio 2018 e l’ultima, il 28 febbraio 2019. 

In fase di compilazione del modello riveste particolare importanza l’indicazione di un indirizzo e-mail di riferimento dove si desidera ricevere la convalida della richiesta.  

Il termine per richiedere la rottamazione dei carichi affidati all’agente della riscossione tra il 1° gennaio e il 30 settembre 2017 scade il 15 maggio 2018. 

Dopo aver presentato la domanda, l’Agenzia delle Entrate-Riscossione invierà una comunicazione entro il 30 giugno 2018, la quale potrà essere di accoglimento della domanda (contenente l’ammontare complessivo delle somme dovute ai fini della Definizione agevolata 2017, la scadenza delle eventuali rate e i relativi bollettini di pagamento) oppure di eventuale diniego. 

 

Regolarizzazione delle istanze 2016 respinte 

Il servizio «Fai D.A. te» può essere utilizzato anche dai contribuenti che si sono visti respingere la domanda di adesione alla definizione agevolata 2016 perché non in regola con il pagamento di tutte le rate scadute al 31 dicembre 2016. Questi possono presentare una domanda di regolarizzazione (modello DA-R) utilizzando il servizio «Fai D.A. te». In questo caso, bisogna accedere alla sezione dedicata alla “regolarizzazione delle istanze respinte”, compilare e inviare la domanda di regolarizzazione (indicando se si intende pagare in un’unica soluzione oppure a rate).  

Per presentare la domanda i contribuenti, in questo caso, hanno tempo fino al 31 dicembre 2017.
 

Per tutte le informazioni consulta direttamente il Comunicato Stampa dell’Agenzia delle Entrate-Riscossione del 6 novembre 2017

 

Dott.ssa Arianna PennacchioConsulenza Fiscale