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NEWS|FISCO

19 Giu 2018

Dal 1° Luglio pagamenti delle retribuzioni senza utilizzo del contante

 

Dal prossimo 1° luglio 2018, ai sensi dell’art 1, comma 910, della L. 2015/2017 (Legge di Bilancio 2018) non sarà più possibile, da parte dei datori di lavoro/committenti, erogare le retribuzioni/compensi a mezzo di denaro contante, inclusi eventuali anticipi.

Tale disposizione riguarderà tutti i datori di lavoro e i committenti, andando quindi ad operare non soltanto per i rapporti di lavoro subordinato, ma anche per i contratti di collaborazione coordinata e continuativa e per i contratti di lavoro instaurati in qualsiasi forma dalle cooperative con i propri soci.

Restano esclusi soltanto i seguenti rapporti di lavoro:

  • con le P.A. di cui all’articolo 1, D.Lgs. 165/2001;
  • con gli addetti ai servizi familiari e domestici.

 

Nuove modalità di pagamento

Il pagamento, quindi, potrà essere effettuato con le seguenti modalità (indicazione prevista dalla legge):

  • bonifico sul conto identificato dal codice Iban indicato dal lavoratore;
  • strumenti di pagamento elettronico;
  • pagamento in contanti presso lo sportello bancario o postale dove il datore di lavoro abbia aperto un conto corrente di tesoreria con mandato di pagamento;
  • emissione di un assegno consegnato direttamente al lavoratore o, in caso di suo comprovato impedimento, a un suo delegato. L’impedimento s’intende comprovato quando il delegato a ricevere il pagamento è il coniuge, il convivente o un familiare, in linea retta o collaterale, del lavoratore, purché di età non inferiore a sedici anni.

Viene inoltre disposto, che “la firma apposta dal lavoratore sulla busta paga non costituisce prova dell’avvenuto pagamento della retribuzione”.

 

Le sanzioni

Si fa presente, circa il divieto di pagamento in contanti, che la norma prevede l’applicazione, in caso di infrazione, di una sanzione amministrativa da 1.000 a 5.000 euro.

In considerazione del tenore letterale e della ratio della legge si deve ritenere che la norma viene violazione  e quindi sanzionata  anche per  i seguenti comportamenti:

  1. quando la corresponsione delle somme avvenga con modalità diverse da quelle indicate dal legislatore;
  2. nel caso in cui, nonostante l’utilizzo dei predetti sistemi di pagamento, il versamento delle somme dovute non sia realmente effettuato, ad esempio, nel caso in cui il bonifico bancario in favore del lavoratore venga successivamente revocato ovvero l’assegno emesse venga annullato prima dell’incasso: circostanze che evidenziano uno scopo elusivo del datore di lavoro che mina la stessa ratio della disposizione.

Di conseguenza, ai fini della contestazione si ritiene sia necessario verificare non soltanto che il datore di lavoro abbia disposto il pagamento utilizzando gli strumenti previsti ex lege ma che lo stesso sia andato a buon fine.

 

Per eventuali ulteriori chiarimenti, CONTATTACI.

 

23 Feb 2018
Capital Gains e Dividendi Finanziaria 2018

Capital Gains e Dividendi Finanziaria 2018Capital Gains e Dividendi: Come cambia la Tassazione con la Finanziaria 2018

Capital Gains

È confermato, con la modifica dell’art. 5, comma 2, D.Lgs. n. 461/97, che le plusvalenze derivanti dalla cessione di partecipazioni sia qualificate che non qualificate (in precedenza solo non qualificate) sono soggette ad imposta sostitutiva del 26%.

Viene inoltre eliminata, con la modifica del comma 3 del citato art. 5, la previsione che richiedeva la separata indicazione in dichiarazione dei redditi delle plusvalenze/minusvalenze derivanti da partecipazioni qualificate/non qualificate.

Analogamente sono modificati gli artt. 6 e 7, D.Lgs. n. 461/97 in materia di tassazione nel regime del risparmio amministrato / gestito.

Con l’abrogazione del comma 3 e la modifica del comma 5 dell’art. 68, TUIR le plusvalenze derivanti da partecipazioni sia qualificate che non qualificate sono “sommate” alle relative minusvalenze. Di conseguenza è possibile compensare le plusvalenze / minusvalenze derivanti da partecipazioni qualificate con quelle da partecipazioni non qualificate.

Dividendi e utili associati in partecipazione

È confermata la modifica dell’art. 27, comma 1, DPR n. 600/73, per effetto della quale ai dividendi collegati a partecipazioni qualificate (oltre che non qualificate) è applicabile la ritenuta del 26% da parte del soggetto IRES erogatore degli stessi.

La ritenuta è altresì applicabile agli utili derivanti da contratti di associazione in partecipazione indipendentemente dal valore dell’apporto, ossia sia a contratti “non qualificati” che “qualificati”.

Alle remunerazioni corrisposte a persone fisiche residenti relative a contratti di associazione in partecipazione in cui l’associante è non residente, è operata una ritenuta del 26% nel caso in cui gli stessi siano “qualificati” / “non qualificati” (in precedenza solamente non qualificati).

In presenza di un associante in contabilità semplificata, in base al nuovo comma 2 del citato art. 47, gli utili concorrono a formare il reddito dell’associato nella misura del 58,14% nel caso in cui l’apporto è superiore al 25% della somma delle rimanenze finali di cui agli artt. 92 e 93, TUIR e del costo residuo dei beni ammortizzabili di cui all’art. 110, TUIR.

Decorrenza delle nuove disposizioni

Le nuove disposizioni sopra esaminate sono applicabili ai redditi di capitale percepiti a partire dall’1.1.2018 e ai redditi diversi realizzati a decorrere dall’1.1.2019.

Alle distribuzioni di utili derivanti da partecipazioni qualificate in società / enti soggetti IRES formatesi con utili prodotti fino all’esercizio in corso al 31.12.2017, deliberate dal 2018 al 2022, sono applicabili le regole di cui al DM 26.5.2017, ossia la parziale tassazione degli stessi in base alle percentuali fissate dal citato Decreto.

 

20 Feb 2018
certificazione unica 2018

certificazione unica 2018CERTIFICAZIONE UNICA: le novità 2018

 

La certificazione unica (ex CUD) 2018 è un documento fiscale comprovante la percezione di un reddito da parte di un contribuente (lavoratore dipendente o lavoratore autonomo).

Sono obbligati alla trasmissione della CU 2018 i datori di lavoro ovvero i soggetti committenti che hanno erogato redditi da lavoro autonomo, redditi diversi e provvigioni.

 

Il modello della certificazione unica va trasmesso per via telematica all’Agenzia delle Entrate entro il 7 marzo 2018 mentre va consegnato al lavoratore entro la scadenza 31 marzo 2018.

Il termine ultimo per la trasmissione delle certificazioni uniche è fissato al 31 ottobre per le CU contenenti esclusivamente redditi esenti o non rilevanti ai fini della predisposizione della dichiarazione dei redditi precompilata, ovvero la Certificazione Unica dei lavoratori autonomi.

Sono stati pubblicati, in versione definitiva, i modelli di dichiarazione adottati dall’Agenzia delle Entrate, per il 2018. In particolare:

 

Vediamo in sintesi quali sono le novità contenute nella Certificazione Unica 2018:

  • I sostituti d’imposta possono rilasciare la Certificazione Unica contenente dati fiscali e previdenziali relativi a contribuzioni diverse dall’Inps, come nel caso di medici, veterinari, ecc., che sono state rilasciate in modo separato in aggiunta alla CU 2018;

 

  • Sia nella Certificazione unica che nel nuovo 730, è entrata a far parte la liquidazione mensile del TFR come integrazione alla retribuzione, prevista per i lavoratori dipendenti del settore privato con un contratto in essere da almeno 6 mesi;

 

  • Sia nel modello Cu ordinario che nel modello Cu sintetico, sono presenti i campi per la gestione delle somme residue delle deduzioni spettanti, nel caso in cui le somme siano state restituite al datore di lavoro (con le certificazioni o dalle dichiarazioni dei redditi degli anni precedenti);

 

  • Modifica per la scadenza consegna Certificazione Unica 2018 entro il 31 marzo, il 31 però cade di sabato, domenica è Pasqua, lunedì è Pasquetta, per cui la scadenza certificazione unica 2018 è fissata al 3 aprile 2018;

 

  • Nel modello certificazione unica, sono state inserite 3 sezioni dedicate a:
    • premi di risultato: al fine di gestire le somme erogate ai lavoratori attraverso il bonus produttività che ha previsto un’imposta sostitutiva Irpef e addizionali al 10%, è stata aggiornata la relativa sezione con i rimborsi di beni e servizi non soggetti a tassazione ed una nuova casella per una migliore gestione del personale comandato presso altre amministrazioni dello Stato;
    • regime speciale (D.Lgs n. 147/2015): inserita nuova sezione per indicare i redditi di lavoro dipendente prodotti in Italia da parte di persone che hanno trasferito la propria residenza nel nostro Paese, In questi casi, tali redditi concorrono a formare il reddito fino ad un massimo del 70% dell’ammontare;
    • rimborsi di beni e servizi non soggetti a tassazione effettuati dal datore di lavoro.

 

Nel nuovo modello CU 2018 è stata inserita la sezione riservata al nuovo regime fiscale delle locazioni brevi. In base a quanto previsto dalla nuova normativa, infatti, i soggetti che risiedono in Italia e che esercitano attività di intermediazione immobiliare e/o gestione portali web, sono tenuti ad applicare sull’eventuale canone o corrispettivo pagato dall’utente, una ritenuta del 21% e al rilascio della certificazione unica in qualità di sostituti di imposta.

 

Dott.ssa Arianna PennacchioConsulenza Fiscale

 

16 Feb 2018
finanziaria 2018

finanziaria 2018Finanziaria 2018: Proroga Maxi e Iper Ammortamento

PROROGA “MAXI AMMORTAMENTO”

È confermata la proroga della possibilità, a favore delle imprese / lavoratori autonomi che effettuano investimenti in beni strumentali nuovi dall’1.1 al 31.12.2018 (30.6.2019 a condizione che entro il 31.12.2018 sia accettato il relativo ordine e pagati acconti in misura almeno pari al 20% del costo di acquisizione), di incrementare il relativo costo del 30% (fino al 2017 pari al 40%).

Sono esclusi dall’agevolazione i veicoli a deducibilità limitata i veicoli concessi in uso promiscuo ai dipendenti e quelli esclusivamente strumentali all’attività d’impresa e di uso pubblico. Di fatto, quindi, l’esclusione dal beneficio riguarda l’intera categoria dei veicoli richiamati dal comma 1 del citato art. 164.

 

PROROGA “IPER AMMORTAMENTO”

È prorogata la possibilità, a favore delle imprese che effettuano investimenti in beni nuovi finalizzati a favorire processi di trasformazione tecnologica/digitale, ricompresi nella Tabella A, Finanziaria 2017, entro il 31.12.2018 (31.12.2019 a condizione che entro il 31.12.2018 sia accettato il relativo ordine e siano pagati acconti in misura almeno pari al 20% del costo di acquisizione), di incrementare il costo del 150%.

Per i soggetti che effettuano nel suddetto periodo investimenti in beni immateriali strumentali di cui alla Tabella B, Finanziaria 2017, il costo è aumentato del 40%. In sede di approvazione è stata ampliata la gamma dei beni immateriali agevolabili di cui alla citata Tabella B con l’aggiunta delle seguenti voci:

  • sistemi di gestione della supply chain finalizzata al drop shipping nell’e-commerce;
  • software e servizi digitali per la fruizione immersiva, interattiva e partecipativa, ricostruzioni
    3D, realtà aumentata;
  • software, piattaforme e applicazioni per la gestione e il coordinamento della logistica con elevate caratteristiche di integrazione delle attività di servizio (comunicazione intra-fabbrica, fabbrica-campo con integrazione telematica dei dispositivi on-field e dei dispositivi mobili, rilevazione telematica di prestazioni e guasti dei dispositivi on-field).

Il soggetto interessato deve produrre una dichiarazione del legale rappresentante ovvero, per i beni di costo superiore a € 500.000 una perizia tecnica giurata rilasciata da un ingegnere / perito industriale / Ente di certificazione accreditato, attestante che il bene:

  • possiede le caratteristiche tecniche tali da includerlo nell’elenco di cui alle Tabelle A / B;
  • è interconnesso al sistema aziendale di gestione della produzione o alla rete di fornitura.

Per i soggetti che beneficiano dell’iper ammortamento (anche relativamente al 2017) in caso di dismissione del bene agevolato nel periodo di fruizione della maggiorazione in esame non si verifica la perdita delle residue quote del beneficio a condizione che, nello stesso periodo di realizzo, l’impresa:

  • sostituisca il bene originario con un bene strumentale nuovo con caratteristiche tecnologiche / analoghe o superiori a quelle previste dalla citata Tabella A;
  • attesti l’effettuazione dell’investimento sostitutivo, le caratteristiche del nuovo bene e il requisito dell’interconnessione.

Nel caso in cui siano rispettate le predette condizioni e il costo di acquisizione dell’investimento sostitutivo sia inferiore al costo del bene originario la fruizione del beneficio continua relativamente alle quote residue fino a concorrenza del costo del nuovo investimento.

 

14 Feb 2018
Convegno Fisco e Lavoro
1 Feb 2018
Credito d'imposta per formazione 4.0

Credito d'imposta per formazione 4.0Legge di bilancio 2018: Arriva il Credito di Imposta per le spese di Formazione 4.0

La legge di bilancio 2018 introduce un credito d’imposta a favore delle aziende che investono in attività formative incentrate sulle conoscenze tecnologiche previste dal Piano nazionale Industria 4.0, ribattezzato Piano nazionale Impresa 4.0.

 

L’INCENTIVO

L’incentivo prevede un credito d’imposta pari al 40% del costo del personale impiegato in attività di formazione negli ambiti attinenti alla vendita e il marketing, le tecniche e le tecnologie di produzione e l’informatica.

Il nuovo credito d’imposta:

  • è ammesso fino ad un importo massimo annuo pari a 300.000 euro per ciascuna impresa beneficiaria in relazione agli interventi formativi pattuiti attraverso contratti collettivi aziendali o territoriali;
  • va indicato nella dichiarazione dei redditi relativa al periodo d’imposta di sostenimento delle spese;
  • non concorre alla formazione del reddito/base imponibile IRAP;
  • non rileva ai fini del rapporto di deducibilità degli interessi passivi e dei componenti negativi ex artt. 61 e 109, comma 5, TUIR;
  • è utilizzabile esclusivamente in compensazione con il modello F24, anche per importi superiori a € 250.000, non rilevando il limite di cui all’art. 1, comma 53, Legge n. 244/2007, nonché per importi superiori a € 700.000 per anno non rilevando il limite di cui all’art. 34, Legge n. 388/2000;
  • è concesso nel rispetto dei limiti e delle condizioni di cui al Regolamento UE n. 651/2014 concernente la compatibilità degli aiuti di Stato, con il mercato interno.

I costi relativi alle spese agevolabili devono essere certificati dal soggetto incaricato della revisione legale/ collegio sindacale/professionista iscritto nel Registro dei revisori legali. La certificazione deve essere allegata al bilancio. Per le imprese non soggette a revisione legale dei conti la certificazione va redatta da un revisore legale/società di revisione legale dei conti. Le spese per la certificazione sostenute da tali ultime imprese sono ammissibili entro il limite massimo di € 5.000. Le imprese con bilancio “revisionato” sono esenti dai predetti obblighi.

 

A CHI SI RIVOLGE

Il credito d’imposta per la formazione 4.0 è rivolto a tutte le imprese, indipendentemente dalla forma giuridica, dal settore economico in cui operano e dal regime contabile adottato, che effettuano spese in attività di formazione 4.0 nel periodo di imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2017. Non si applica pertanto agli investimenti incrementali rispetto all’anno precedente, ma all’intera spesa 2018 in attività formative.

 

ATTIVITÀ FORMATIVE AMMISSIBILI

Sono ammissibili al credito d’imposta solo le attività formative svolte per acquisire o consolidare le conoscenze delle tecnologie previste dal Piano nazionale Impresa 4.0, quali big data e analisi dei dati, cloud e fog computing, cyber security, sistemi cyber-fisici, prototipazione rapida, sistemi di visualizzazione e realtà aumentata, robotica avanzata e collaborativa, interfaccia uomo macchina, manifattura additiva, Internet delle cose e delle macchine e integrazione digitale dei processi aziendali.

Si tratta, nello specifico, di oltre cento ambiti, raggruppati in tre categorie:

MARKETING E VENDITE

Le attività di formazione possono essere relative a una delle seguenti funzioni:

  • Acquisti;
  • Commercio al dettaglio;
  • Commercio all’ingrosso;
  • Gestione del magazzino;
  • Servizi ai consumatori;
  • Stoccaggio;
  • Tecniche di dimostrazione;
  • Marketing;
  • Ricerca di mercato;
  • L’elenco è piuttosto ampio e ricomprende anche l’area della logistica e dei servizi, oltre a quelle più propriamente legate a vendite e marketing.

INFORMATICA

Le voci previste nell’ambito della categoria “Informatica” sono:

  • Analisi di sistemi informatici;
  • Elaborazione elettronica dei dati;
  • Formazione degli amministratori di rete;
  • Linguaggi di programmazione;
  • Progettazione di sistemi informatici;
  • Programmazione informatica;
  • Sistemi operativi;
  • Software per lo sviluppo e la gestione di beni strumentali oggetto dell’allegato A alla legge 11 dicembre 2016, n. 232;
  • Software oggetto dell’allegato B alla legge 11 dicembre 2016, n. 232;
  • Anche in questo caso le previsioni sono molto ampie e vanno oltre le competenze specifiche sulle tecnologie previste nel piano (richiamate negli ultimi due punti), estendendosi anche a competenze più generali come quelle sui sistemi operativi o l’amministrazione delle reti.

TECNICHE E TECNOLOGIE DI PRODUZIONE

Sono riportati di seguito tutti i settori nei quali è possibile fruire di formazione relativa alle tecniche di produzione:

  • Fabbricazione di armi da fuoco;
  • Fabbricazione di utensili e stampi;
  • Fusione dei metalli e costruzione di stampi;
  • Idraulica;
  • Ingegneria meccanica;
  • Ingegneria metallurgica;
  • Lavorazione della lamiera;
  • Meccanica di precisione;
  • Lavorazione a macchina dei metalli;
  • Saldatura;
  • Siderurgia;
  • Climatizzazione;
  • Distribuzione del gas;
  • Energia nucleare, idraulica e termica;
  • Ingegneria climatica;
  • Ingegneria elettrica;
  • Installazione e manutenzione di linee elettriche;
  • Installazioni elettriche;
  • Produzione di energia elettrica;
  • Riparazione di apparecchi elettrici;
  • Elettronica delle telecomunicazioni;
  • Ingegneria del controllo;
  • Ingegneria elettronica;
  • Installazione di apparecchiature di comunicazione;
  • Manutenzione di apparecchiature di comunicazione;
  • Manutenzione di apparecchiature elettroniche;
  • Robotica;
  • Sistemi di comunicazione;
  • Tecnologie delle telecomunicazioni;
  • Tecnologie di elaborazione dati;
  • Biotecnologie;
  • Conduzione di impianti e macchinari di trasformazione;
  • Ingegneria chimica;
  • Ingegneria chimica dei processi;
  • Processi petroliferi, gas e petrolchimici;
  • Tecniche di chimica dei processi;
  • Tecniche di laboratorio (chimico);
  • Tecnologie biochimiche;
  • Cantieristica navale;
  • Manutenzione e riparazione imbarcazioni;
  • Ingegneria automobilistica;
  • Ingegneria motociclistica;
  • Manutenzione e riparazione di veicoli;
  • Progettazione di aeromobili;
  • Manutenzione di aeromobili;
  • Agricoltura di precisione;
  • Lavorazione degli alimenti;
  • Conservazione degli alimenti;
  • Produzione bevande;
  • Lavorazione del tabacco;
  • Scienza e tecnologie alimentari;
  • Confezione di calzature;
  • Filatura;
  • Lavorazione del cuoio e delle pelli;
  • Preparazione e filatura della Lana;
  • Produzione di capi di abbigliamento;
  • Produzione di cuoio e pellami;
  • Sartoria;
  • Selleria;
  • Tessitura industriale;
  • Ceramica industriale;
  • Ebanisteria;
  • Fabbricazione di mobili;
  • Falegnameria (non edile);
  • Lavorazione della gomma;
  • Lavorazione e curvatura del Legno;
  • Lavorazione industriale del vetro;
  • Produzione della plastica;
  • Produzione e Lavorazione della carta;
  • Produzione industriale di diamanti;
  • Tecnologie del Legno da costruzione;
  • Estrazione di carbone;
  • Estrazione di gas e petrolio;
  • Estrazione di materie grezze;
  • Ingegneria geotecnica;
  • Ingegneria mineraria;
  • Cartografia/agrimensura e rilievi;
  • Progettazione delle strutture architettoniche;
  • Progettazione e pianificazione urbana;
  • Progettazione edilizia;
  • Costruzione di ponti;
  • Costruzione di strade;
  • Edilizia;
  • Impianti idraulici, riscaldamento e ventilazione;
  • Ingegneria civile;
  • Ingegneria edile;
  • Ingegneria portuale;
  • Tecnologie edili ed ingegneristiche (Building Information Modeling).

Sono escluse le attività di formazione ordinaria o periodica che l’impresa organizza per conformarsi alla normativa vigente in materia di sicurezza e salute sui luoghi di lavoro, di protezione dell’ambiente e ad ogni altra normativa obbligatoria in materia di formazione.

 

Dott.ssa Arianna PennacchioConsulenza Fiscale

 

16 Gen 2018
Tax Credit Alberghi 2018

Tax Credit Alberghi 2018TAX CREDIT ALBERGHI AL 65% CON LIMITE DI 200.000 EURO PER IL 2017-2018

La misura chiamata “Tax Credit Alberghi” è stata istituita con il Decreto “Art Bonus” Dl 83/2014 ed è stata introdotta nel 2014 con il fine di rilanciare la competitività delle strutture alberghiere.

La legge di Stabilità 2017 aveva già prorogato per gli anni 2017 e 2018 la Tax Credit Alberghi introducendo importanti novità, come l’aumento della percentuale di detrazione fiscale dal 30% al 65% ed includendo tra i beneficiari anche le attività agrituristiche.

Il DM n. 598 del 20 dicembre 2017 del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo, in attesa di pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale, definisce le nuove disposizione attuative del credito d’imposta per la ristrutturazione degli alberghi.

Le strutture ricettive che possono richiedere il bonus sono

  • alberghi, villaggi-albergo, residenze turistiche, alberghi diffusi, condhotel, marina resort e dal 2017 anche gli agriturismi (compresi anche gli stabilimenti termali)
  • devono essere state aperte entro il primo gennaio del 2012.
  • devono avere un minimo di 7 camere.

Non posso richiedere la Tax Credit Alberghi le seguenti strutture ricettive:

  • Ostelli della gioventù
  • Rifugi di montagna
  • Colonie marine e montane
  • Affittacamere per brevi soggiorni
  • Case ed appartamenti per vacanza
  • Bed & breakfast

Le spese per essere considerati eleggibili dovranno essere sostenute dal 1° gennaio 2017 al 31 dicembre 2018 e relative ad interventi che abbiano finalità di ristrutturazione edilizia a condizione che abbiamo anche finalità di incremento di efficienza energetica o di riqualificazione anti sismica.

L’agevolazione è riconosciuta anche per l’acquisto di mobili e complementi di arredo destinati alle strutture ricettive, a condizione che il beneficiario non ceda a terzi né destini a finalità estranee all’esercizio d’impresa i beni oggetto d’investimento prima dell’ottavo periodo d’imposta successivo

Il credito andrà ripartito in 2 quote annuali di pari importo, nel rispetto dei limiti e condizioni relative al regime de minimis e comunque fino all’importo massimo di 200.000 euro nel biennio di riferimento.

Il credito potrà essere utilizzato a decorrere dal periodo d’imposta successivo a quello in cui gli interventi sono stati realizzati ed esclusivamente in compensazione nel modello F24, tramite i servizi telematici messi a disposizione dell’Agenzia delle Entrate.

Per poter richiedere la Tax Credit Alberghi 2017, dal primo gennaio al 28 febbraio 2018 (salvo proroghe), le imprese interessate potranno presentare la domanda telematicamente al Ministero dei Beni e delle attività culturali e del turismo che dovrà comunicare le modalità di invio e le date di scadenza. A oggi, nel portale dei procedimenti non è ancora resa disponibile la procedura per la presentazione delle domande relative ai costi sostenuti nel 2017

La domanda dovrà essere corredata, a pena di inammissibilità, dalla seguente documentazione amministrativa e tecnica:

  • dichiarazione dell’imprenditore che elenchi gli interventi effettuati;
  • attestazione dell’effettivo sostenimento delle spese da parte del Presidente del Collegio sindacale, Revisore legale, professionista iscritto nell’Albo dei dottori commercialisti ed esperti contabili, dei periti commerciali o dei consulenti del lavoro ovvero del responsabile del CAF;
  • dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà relativa agli altri aiuti “de minimis” eventualmente fruiti nell’esercizio in corso e nei 2 precedenti.

Si precisa che le risorse sono assegnate sulla base dell’ordine di presentazione delle domande (c.d. “click day”) e fino al relativo esaurimento.

9 Gen 2018
Resto al Sud

Resto al SudResto al Sud: incentivi per l’avvio di nuove imprese nel Mezzogiorno

Domande al via dal 15 gennaio 2018

 

Cos’è

“Resto al Sud” è l’incentivo introdotto dal Decreto ‘Mezzogiorno’ che sostiene la nascita di nuove attività imprenditoriali di produzione di beni e servizi avviate da giovani nelle regioni del Mezzogiorno. La dotazione finanziaria complessiva è di 1.250 milioni di euro.

 

A chi si rivolge

Le agevolazioni sono rivolte ai giovani tra 18 e 35 anni che:

  • siano residenti in Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia al momento della presentazione della domanda di finanziamento;
  • trasferiscano la residenza nelle regioni indicate dopo la comunicazione di esito positivo;
  • non abbiano un rapporto di lavoro a tempo indeterminato per tutta la durata del finanziamento;
  • non siano già titolari di altra attività di impresa in esercizio.

Possono presentare richiesta di finanziamento le società, anche cooperative, le ditte individuali costituite successivamente alla data del 21 giugno 2017, o i team di persone che si costituiscono entro 60 giorni (o 120 se residenti all’estero) dopo l’esito positivo della valutazione.

 

Incentivo economico

Ogni soggetto richiedente può ricevere un finanziamento massimo di 50 mila euro. Nel caso in cui la richiesta arrivi da più soggetti, già costituiti o costituendi, il finanziamento massimo è pari a 200 mila euro.

I progetti imprenditoriali possono avere un programma di spesa del valore massimo di 200 mila euro.

Le agevolazioni coprono il 100% delle spese e prevedono:

  • contributo a fondo perduto, pari al 35% del programma di spesa;
  • finanziamento bancario, pari al 65% del programma di spesa, concesso da un istituto di credito che aderisce alla convenzione tra Invitalia e ABI, garantito dal Fondo di garanzia per le PMI.

Gli interessi del finanziamento sono coperti da un contributo in conto interessi.

Il finanziamento bancario deve essere restituito in 8 anni di cui 2 di preammortamento.

 

Attività finanziate

Sono finanziabili:

  • interventi per la ristrutturazione o manutenzione straordinaria di beni immobili (massimo 30% del programma di spesa);
  • impianti, attrezzature, macchinari nuovi;
  • programmi informatici e servizi TLC (tecnologie per l’informazione e la telecomunicazione);
  • altre spese utili all’avvio dell’attività (materie prime, materiali di consumo, utenze e canoni di locazione, canoni di leasing, garanzie assicurative nel limite del 20% massimo del programma di spesa).

Non sono ammissibili le spese di progettazione, le consulenze e quelle relative al costo del personale dipendente.

 

Come presentare la domanda

Le domande possono essere inviate dal 15 gennaio 2018, esclusivamente online, attraverso la piattaforma web di Invitalia.

È necessario registrarsi sulla piattaforma dedicata, disporre di una firma digitale e di un indirizzo di posta certificata (PEC).

La domanda è costituita dal progetto imprenditoriale da compilare on line e dalla documentazione da allegare, secondo la modulistica presente sul sito.

Le domande vengono valutate in ordine cronologico di arrivo entro 60 giorni dalla data di presentazione.

Gli aggiornamenti e i dettagli sulle modalità per richiedere il finanziamento saranno disponibili direttamente sul sito Invitalia.

 

4 Gen 2018
Voucher Digitalizzazione 2018
5 Dic 2017
Agenzia delle Entrate Fai Da Te

Agenzia delle Entrate Fai Da TeAgenzia delle Entrate: online il servizio «Fai D.A. te» per Rottamazione-bis cartelle

Dal 6 novembre 2017 è possibile rottamare le cartelle direttamente sul web con il nuovo servizio messo a disposizione dall’Agenzia delle Entrate-Riscossione.

Si chiama «Fai D.A. te» il nuovo servizio che consente ai contribuenti di presentare direttamente online, sul sito web Agenzia delle Entrate-Riscossione, il modello della domanda per rottamare i carichi affidati all’agente della riscossione dal 1° gennaio al 30 settembre 2017.  

Ai fini della presentazione della domanda è necessario: 

  • accedere al portale www.agenziaentrateriscossione.gov.it; 
  • cliccare sul link presente nella pagina dedicata alla Definizione Agevolata 2017; 
  • compilare il modulo che appare sullo schermo.  

Nello specifico, il servizio richiede:  

  • di inserire i riferimenti alle cartelle o agli avvisi che si vogliono “rottamare”;
  • di allegare i documenti di riconoscimento (documento di identità e dichiarazione sostitutiva attestante la qualifica del dichiarante).  

Nel modello è possibile indicare se si intende pagare in un’unica soluzione oppure a rate. In quest’ultimo caso, gli importi dovuti possono essere ripartiti in un massimo di 5 rate di pari importo, la prima delle quali in scadenza il 31 luglio 2018 e l’ultima, il 28 febbraio 2019. 

In fase di compilazione del modello riveste particolare importanza l’indicazione di un indirizzo e-mail di riferimento dove si desidera ricevere la convalida della richiesta.  

Il termine per richiedere la rottamazione dei carichi affidati all’agente della riscossione tra il 1° gennaio e il 30 settembre 2017 scade il 15 maggio 2018. 

Dopo aver presentato la domanda, l’Agenzia delle Entrate-Riscossione invierà una comunicazione entro il 30 giugno 2018, la quale potrà essere di accoglimento della domanda (contenente l’ammontare complessivo delle somme dovute ai fini della Definizione agevolata 2017, la scadenza delle eventuali rate e i relativi bollettini di pagamento) oppure di eventuale diniego. 

 

Regolarizzazione delle istanze 2016 respinte 

Il servizio «Fai D.A. te» può essere utilizzato anche dai contribuenti che si sono visti respingere la domanda di adesione alla definizione agevolata 2016 perché non in regola con il pagamento di tutte le rate scadute al 31 dicembre 2016. Questi possono presentare una domanda di regolarizzazione (modello DA-R) utilizzando il servizio «Fai D.A. te». In questo caso, bisogna accedere alla sezione dedicata alla “regolarizzazione delle istanze respinte”, compilare e inviare la domanda di regolarizzazione (indicando se si intende pagare in un’unica soluzione oppure a rate).  

Per presentare la domanda i contribuenti, in questo caso, hanno tempo fino al 31 dicembre 2017.
 

Per tutte le informazioni consulta direttamente il Comunicato Stampa dell’Agenzia delle Entrate-Riscossione del 6 novembre 2017

 

Dott.ssa Arianna PennacchioConsulenza Fiscale

 

 

15 Nov 2017
Interpello Agenzia delle Entrate

Interpello Agenzia delle EntrateInterpello all’Agenzia delle Entrate: Tipologie e Modalità

L’interpello è un’istanza formulata dal contribuente per conoscere la corretta interpretazione di una norma tributaria e la relativa applicazione ad un caso concreto e personale.   

Il Decreto Legislativo n. 156/2015, ha previsto un riordino della normativa in esame con l’obiettivo di garantire: 

  • una maggiore omogeneità, sia per quanto attiene alla classificazione delle diverse tipologie, sia, principalmente, per quanto riguarda la regolamentazione degli effetti e della procedura applicabile; 
  • la riduzione dei tempi di lavorazione delle istanze per assicurare una maggiore tempestività nella redazione dei pareri; 
  • la razionalizzazione dell’istituto anche attraverso la tendenziale eliminazione delle forme di interpello “obbligatorio”. 

 Attualmente, le tipologie di interpello sono le seguenti:  

  • interpello ordinario (c.d. statutario), disciplinato dall’art. 11, comma 1 della Legge n. 212/2000 (c.d. Statuto dei diritti del Contribuente);  
  • interpello disapplicativo, disciplinato dall’art. 11, comma 2 della Legge n. 212/2000, nonché dall’art. 84 ed art. 172 del Tuir, in materia di utilizzo delle perdite; 
  • interpello probatorio, disciplinato dall’art. 11, comma 1, lett. b) della Legge n. 212/2000; 
  • interpello anti-abuso consente di acquisire un parere relativo alla abusività di un’operazione non più solo ai fini delle imposte sui redditi, ma per qualsiasi settore impositivo; 
  • interpello sui nuovi investimenti, consente agli investitori, italiani o stranieri, di chiedere un parere circa il trattamento tributario applicabile a importanti investimenti (di valore non inferiore a trenta milioni di euro e con rilevanti e durature ricadute occupazionali) effettuati nel territorio dello Stato. 

 Il più importante tra i diversi strumenti è l’interpello ordinario. L’istanza di interpello ordinario è richiesta dal contribuente prima di porre in essere un comportamento giuridicamente rilevante, in cui chiede il parere dell’Amministrazione Finanziaria in ordine alla corretta interpretazione di una norma tributaria obiettivamente incerta rispetto ad un caso concreto e personale.  

 L’interpello disapplicativo, disciplinato principalmente dall’art. 11, comma 2 della Legge n. 212/2000, consente di ottenere un provvedimento con cui, rispetto ad una concreta fattispecie, viene eccezionalmente disapplicata una norma antielusiva che limita detrazioni, deduzioni e crediti d’imposta.   

L’istanza deve contenere la descrizione puntuale della fattispecie concreta per la quale si ritengono non applicabili le disposizioni normative e deve essere presentata prima della presentazione della dichiarazione dei redditi che accoglie gli effetti del comportamento oggetto della richiesta di disapplicazione.  

 Invece, la categoria di interpello probatorio costituisce una categoria molto ampia, nel cui contesto sono riconducibili tutte le tipologie di istanze tese a ottenere un parere sulla sussistenza delle condizioni o sulla idoneità degli elementi probatori ai fini dell’adozione di un determinato regime fiscale. La richiesta può essere inoltrata solo nei casi espressamente previsti, quelli, appunto, contenenti l’esplicito richiamo all’interpello di cui all’art. 11, comma 1, lett. b) della Legge n. 212/2000.  

Si tratta, a titolo di esempio: 

  • di istanze di interpello Controlled Foreign Companies; 
  • delle istanze di interpello per l’accesso al consolidato mondiale di cui all’art. 132 del Tuir; 
  • delle istanze presentate dalle società che presentano i requisiti per essere considerate “non operative” ai sensi e per gli effetti della disciplina prevista dall’art. 30 della Legge n. 724/1994.  

 L’interpello sui nuovi investimenti, introdotto con l’art. 2 del Decreto Legislativo n. 147/2015 (c.d. Decreto Internazionalizzazione), si concretizza in un’istanza che può essere rivolta all’Agenzia delle Entrate da parte degli investitori, italiani o stranieri, che intendono effettuare nel territorio dello Stato importanti investimenti aventi un valore non inferiore a 30 milioni di euro, con rilevanti ricadute occupazionali. I contribuenti interessati possono formulare, mediante presentazione di un’istanza, quesiti riconducibili ad una o più delle tipologie di interpello disciplinate dallo Statuto dei diritti del contribuente (interpretativo, probatorio e anti-abuso), nonché presentare istanze dirette ad individuare con certezza il complessivo trattamento tributario applicabile al business plan descritto.
L’istanza d’interpello deve essere presentata alla Direzione Centrale Normativa – Ufficio Interpelli Nuovi Investimenti e deve contenere la descrizione del business plan. L’istanza può essere presentata dalle imprese residenti e non residenti, nonché da soggetti che non siano qualificabili come imprese, in quest’ultimo caso a condizione che l’investimento si traduca nello svolgimento di un’attività commerciale o comporti operazioni aventi come target imprese. 

 In ultimo, è bene ricordare che il Decreto Legislativo n. 156/2015 ha modificato anche la disciplina sull’interpello antielusivo. Infatti, con il nuovo art. 11, comma 1, lett. c) della Legge n. 212/2000, è stato eliminato l’interpello antielusivo e contestualmente introdotto il nuovo interpello antiabuso 

Pertanto, questo strumento consente al contribuente di conoscere il parere preventivo dell’Amministrazione finanziaria in ordine al carattere potenzialmente abusivo di alcune operazioni che, seppur formalmente valide da un punto di vista fiscale, sono prive di sostanza economica e permettono al contribuente di ottenere vantaggi fiscali indebiti.

 

Come e dove presentare l’istanza di interpello 

L’istanza, se contenente tributi erariali, deve essere presentata alla Direzione Regionale competente in relazione al domicilio fiscale del contribuente o dai soggetti obbligati per legge a porre in essere adempimenti tributari per conto del contribuente (es. sostituti d’imposta). Se, invece, l’istanza contiene tributi catastali, l’imposta ipotecaria o qualsiasi fattispecie di natura catastale, deve essere presentata presso la Direzione regionale nel cui ambito opera l’ufficio competente ad applicare la norma tributaria oggetto di interpello. In deroga, le Amministrazioni dello Stato, gli Enti Pubblici a rilevanza nazionale, i contribuenti con volume d’affari superiore a 100 milioni di euro ed i soggetti non residenti nel territorio dello Stato, devono presentare l’interpello rispettivamente alla Direzione Centrale Normativa o alla Direzione Centrale Catasto, Cartografia e Pubblicità Immobiliare.  

L’istanza di interpello può essere presentata in carta libera, mediante consegna a mano o plico raccomandato con avviso di ricevimento. Il contribuente può presentare l’istanza di interpello anche via e-mail, Pec o fax, purché l’istanza sia firmata digitalmente, oppure, con firma olografa e sia contestualmente allegato un documento di identità in corso di validazione.  

La risposta deve essere notificata al contribuente mediante raccomandata con avviso di ricevimento entro: 

  • 90 giorni, per l’interpello ordinario; 
  • 120 giorni per tutti gli altri interpelli. 

 A seguito della revisione del sistema degli interpelli la richiesta di documentazione integrativa è attivabile per qualunque tipologia di interpello, quindi anche per quelle tipologie per le quali tale facoltà non era espressamente prevista. Inoltre, i tempi di risposta sono stati ridotti ed unificati per tutte le tipologie di interpello: infatti, l’Agenzia deve rispondere entro 60 giorni dalla ricezione della documentazione integrativa prodotta dal contribuente.    

L’assenza della risposta entro il termine previsto dalla normativa equivale all’assenso dell’Amministrazione finanziaria.  

Tuttavia, la risposta fornita dall’amministrazione finanziaria non impegna il contribuente, il quale è libero di decidere in senso non conforme, ma vincola l’attività degli uffici che non potranno emettere atti amministrativi in contrasto con la soluzione interpretativa fornita, sempre che i fatti accertati coincidano con quelli rappresentati nell’originaria istanza.

 

Dott. Mattia GianniniDottore Commercialista

 

9 Nov 2017
Agenzia delle Entrate ACE

Agenzia delle Entrate ACENuovo regime di determinazione dell’agevolazione ACE 

Ecco i recenti chiarimenti dell’Agenzia delle Entrate, con la Circolare del 26.10.2017 n. 26, sul nuovo regime di determinazione dell’agevolazione ACE (Aiuto alla Crescita Economica):

Con Decreto del Ministro dell’Economia e delle Finanze 3 agosto 2017 è stata operata la revisione delle disposizioni di attuazione della disciplina concernente l’Aiuto alla crescita economica (di seguito agevolazione ACE), introdotta dall’articolo 1 del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214. 

Il citato decreto interviene su diversi aspetti della disciplina agevolativa. In particolare, si occupa: 

  1. della revisione delle disposizioni di attuazione dell’ACE finalizzate a gestire gli effetti delle modifiche apportate con il decreto legislativo 18 agosto 2015, n. 139 in tema di composizione e struttura del bilancio dei soggetti diversi da coloro che applicano i principi contabili internazionali IAS/IFRS; 
  2. dell’aggiornamento delle disposizioni per le persone fisiche e le società di persone esercenti attività d’impresa in contabilità ordinaria a seguito delle modifiche operate dalla legge 11 dicembre 2016, n. 232 (cd. legge di bilancio per il 2017); 
  3. di fornire chiarimenti su alcuni aspetti operativi che hanno determinato incertezze in ordine alla determinazione dell’ACE per i precedenti periodi d’imposta; 
  4. della rivisitazione delle disposizioni antielusive, nonché dell’inserimento di ulteriori disposizioni di dettaglio. 

Tenuto conto di quanto previsto nella relazione al decreto, l’Agenzia delle Entrate è recentemente intervenuta con la Circolare n. 26 del 26 ottobre 2017 fornendo ulteriori chiarimenti in merito: 

  • all’ambito temporale della nuova disciplina antielusiva prevista dal decreto del MEF; 
  • alla modalità di presentazione delle istanze di interpello probatorio alla luce della proroga dei termini di presentazione delle dichiarazioni stabilita dal decreto del Presidente del Consiglio del 26 luglio 2017. 

Per quanto riguarda l’agevolazione ACE relativa all’arco temporale che va dal 2011 al 2017, la circolare dell’Agenzia delle Entrate chiarisce che: 

  1. per le annualità fino al 2015 (per le quali, per i soggetti con periodo d’imposta coincidente con l’anno solare, le dichiarazioni sono state ragionevolmente presentate) è preclusa la possibilità di presentare dichiarazioni integrative finalizzate ad anticipare la fruizione delle novità introdotte dall’ultimo intervento normativo; 
  2. per le annualità 2016 e 2017 (per le quali, per i soggetti con periodo d’imposta coincidente con l’anno solare, i termini di presentazione delle relative dichiarazioni sono ancora aperti) i contribuenti possono invece fruire anticipatamente in dichiarazione delle novità normative, applicando “integralmente” il nuovo regime. 

La circolare ha chiarito anche i termini per la presentazione delle istanze di interpello probatorio a seguito della proroga della scadenza delle dichiarazioni, fissate al 31 ottobre 2017.

 

Dott.ssa Arianna PennacchioConsulenza Fiscale