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3 Mar 2017

equitaliaCome tutti sanno entro il 31 marzo 2017 va presentata la domanda per aderire alla rottamazione delle cartelle e che entro il 31 maggio Equitalia dovrà comunicare l’ammontare dell’importo da saldare, in una o cinque rate a seconda di quanto richiesto nella domanda di adesione.
Dunque ci troviamo in una situazione di adesione che non da nessuna certezza degli importi da versare ovvero dell’importo delle singole rate.
Il risultato è che ci si potrebbe trovare di fronte ad un debito da saldare maggiore di quanto si era preventivato al momento dell’adesione

Una situazione che genera non pochi dubbi, per la quale tuttavia esistono due possibili soluzioni:

  1. Revocare l’istanza entro il 31 marzo 2017
  2. Non pagare la rata (o la prima rata) di luglio

le due possibili soluzioni vanno comunque analizzate nel dettaglio:

La revoca dell’istanza di adesione alla rottamazione

La domanda di accesso alla rottamazione costituisce una manifestazione di volontà già sufficiente all’accesso alla rottamazione, ovvero senza che sia necessario il pagamento della prima rata (o dell’unica nel caso sia scelta tale soluzione). È stato, tuttavia, confermato che è possibile ritrattare l’istanza presentando un’apposita dichiarazione in forma libera entro il termine del 31 marzo. Inoltre, non solo è possibile rinunciare ma anchepresentare una rettifica di riduzione.

Nel caso di dilazioni in corso
Come detto Equitalia comunica le somme da saldare entro la fine di maggio. Equitalia ha confermato che nel caso in cui il contribuente decidesse di non pagare la rata di Luglio, decadendo dalla rottamazione, può riprendere il pagamento delle rate delle eventuale rateizzazione concesse in precedenza.

Rimane da chiarire la questione della data alla quale deve risalire il precedente piano di rientro. Non sembra debba trattarsi necessariamente di dilazione in corso al 24 ottobre 2016, data di entrata in vigore del Dl 193/2016. Così come si ritiene che la sospensione delle rate in scadenza da gennaio a luglio, relativa ai debiti indicati nella domanda di definizione, si riferisca alla generalità delle rateazioni. Dovrebbe quindi essere possibile chiedere ora una rateazione alla quale si accompagni l’istanza di rottamazione.

In caso di accoglimento della rateazione, si potrà decidere a luglio cosa fare. Se si pagasse la prima rata, la vecchia dilazione è irrimediabilmente persa, e dunque con la conseguenza che se si decadesse dalla sanatoria, in qualsiasi momento, non si potrebbe più dilazionare il debito residuo.
Se invece si decidesse di non versare la rata di luglio (unica o prima di cinque), si potrà proseguire con il piano di dilazione già in essere.
A questo proposito, Equitalia dovrà chiarire come e quando si recuperano le rate sospese nei primi sei mesi dell’anno. Si spera che si possano pagare entro la fine del piano di rientro. Va comunque chiarito che non trovandosi in presenza di un’omissione da parte del debitore ma di una sospensione non collegata al buon esito della procedura e dunque è escluso che le somme dovute durante tale periodo siano da versare in un’unica soluzione alla ripresa del piano di rateizzazione

In presenza di rate scadute potrebbe non essere concessa l’accesso alla sanatoria.
Va tenuto in massima attenzione che sempre entro fine mese devono essere corrisposte le rate scadute a tutto dicembre 2016 per i soggetti che avevano dilazioni in corso al 24 ottobre 2016. Al riguardo, Equitalia conferma che l’obbligo riguarda anche le rate scadute prima dell’ultimo trimestre.
Si tratta peraltro di una condizione di accesso alla sanatoria in assenza della quale la domanda verrà rigettata.
Tale obbligo non sussiste invece né per le dilazioni concesse dopo il 24 ottobre né per quelle decadute a tale data. In proposito, la società di riscossione osserva che, poiché la decadenza dalla dilazione opera per legge, allo scopo occorre verificare le regole applicabili allo specifico piano di rientro, a prescindere dal ricevimento della formale comunicazione di Equitalia.

Presentare più di una domanda di rottamazione

Infine va ricordato che è possibile presentare più di una domanda che fanno riferimento a carichi di volta in volta diversi. In questo modo, si suddivide il rischio di decadere dalla rottamazione, evitando che il ritardo o l’omissione di un importo determini la perdita dei benefici per tutte le partite di debito.

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15 Feb 2017

Entro il 31.3.17 c'è la possibilità di definire in maniera agevolata le cartelle esattoriali affidate agli agenti della riscossione tra il 2000 e il 2016.

Con l’approvazione del D.L. 22 ottobre n. 193/2016, convertito con modifiche dalla Legge 225/2016, il legislatore ha dato la possibilità di definire in maniera agevolata le cartelle esattoriali affidate agli agenti della riscossione tra il 2000 e il 2016, con particolare riferimento ai carichi inclusi in ruoli e quindi ascrivibili unicamente ad Equitalia.

Somme oggetto dell’agevolazione

A rientrare in quella che viene più comunemente chiamata “rottamazione dei ruoli” sono tutte quelle cartelle esattoriali aventi ad oggetto Irpef, Ires, Irap, contributi previdenziali e assistenziali, imposta sul valore aggiunto (IVA), tasse smaltimento rifiuti AMA, canone RAI ma anche i ruoli emessi da Regioni, Province, Città Metropolitane e Comuni, quali ad esempio relativi all’IMU o all’ICI.
Non verranno comprese invece nella definizione agevolata le cartelle esattoriali collegate all’imposta sul valore aggiunto riscossa all’importazione, alle somme dovute “a titolo di recupero di aiuti di Stato” (ai sensi dell’art.14 del regolamento CE n. 659/99) e ai crediti derivanti da pronunce di condanna della Corte dei Conti. Inoltre non rientreranno le multe, le ammende e le sanzioni pecuniarie dovute a seguito di provvedimenti e sentenze penali di condanna e le sanzioni amministrative per violazioni al codice della strada.

Importi da versare o non versare

Gli importi che il contribuente potrà scontare accedendo alla definizione agevolata saranno:

  • le sanzioni collegate alla maggiore imposta evasa,
  • gli interessi di mora
  • e somme aggiuntive ai crediti previdenziali (art.27, D.Lgs. 46/99).

Dal punto di vista dell’esborso effettivo il contribuente provvederà invece al pagamento integrale delle somme affidate all’agente della riscossione a titolo di capitale e interesse per ritardata iscrizione a ruolo, delle somme maturate a favore dell’agente della riscossione a titolo di aggio (da calcolare però solo sul capitale e sugli interessi da ritardata iscrizione a ruolo), delle spese di rimborso per le procedure esecutive, nonché delle spese di notifica delle cartelle di pagamento e degli interessi di dilazione (nel caso in cui venga fatta richiesta di rateazione delle somme dovute in seguito alla definizione agevolata).

Eccezione viene fatta sulla cartelle per violazione del codice della strada per le quali si pagherà interamente la sanzione, cioè la multa, escludendo comunque gli interessi, comprese le maggiorazioni previste per i tardati pagamenti dalla legge di depenalizzazione del 1981 (articolo 6, comma 11).

A seguito della presentazione della richiesta di rottamazione, vengono sospesi i termini di prescrizione e decadenza per il recupero dei carichi pendenti che sono oggetto della dichiarazione. Da quel momento l’agente della riscossione, relativamente ai carichi definibili in via agevolata, non può avviare nuove azioni esecutive ovvero iscrivere nuovi fermi amministrativi e ipoteche (fatti salvi i fermi amministrativi e le ipoteche già iscritti alla data di presentazione della dichiarazione).

È da precisare come il contribuente possa scegliere di definire solo alcuni ruoli indicati nelle cartelle ovvero solo alcuni carichi che compongono i singoli ruoli indicati nelle cartelle. Per tale motivo la sospensione delle procedure esecutive opera limitatamente ai carichi che sono stati oggetto di domanda di definizione agevolata e non una sospensione generalizzata dei carichi riguardanti lo stesso soggetto debitore.

La rottamazione dei carichi affidati agli agenti della riscossione dal 2000 al 2016 può essere richiesta anche dai contribuenti che hanno già una dilazione in essere per gli stessi importi a debito; in particolare il Decreto fiscale prevede che venga loro riconosciuta la possibilità di presentare istanza di rottamazione qualora però risultino adempiuti tutti i pagamenti delle rate con scadenza dal 1°ottobre al 31 dicembre 2016.

Modalità di versamento

La normativa permette al contribuente che accede alla sanatoria di versare le somme agevolate in un’unica rata ovvero con una dilazione massima di 5 rate. In quest’ultimo caso saranno dovuti anche gli interessi di dilazione e il versamento delle rate potrà essere corrisposto con le seguenti modalità:

  • Prime 3 rate pari al 70% delle somme dovute con scadenza versamento per l’anno 2017, fissata nei mesi di luglio, settembre e novembre
  • Restanti 2 rate pari al 30% delle somme dovute con scadenza versamento per l’anno 2018, fissata nei mesi di aprile e settembre.

Come presentare la richiesta di rottamazione

L’istanza di accesso alla definizione agevolata può essere presentata sia on-line che allo sportello entro e non oltre la data del 31 marzo 2017. Equitalia provvederà al responso entro il 31 maggio 2017.

Riferimenti normativi
• D.L. 193/2016;
• Legge 225/2016;

13 Feb 2017
nuovi regimi per cassa 2017
nuovi regimi per cassa 2017

La nuova contabilità semplificata dal 1 gennaio 2017: dal principio di competenza a quello di cassa.

La legge di stabilità per l’anno 2017 (l. n. 232/2016) ha introdotto, a partire dall’1.1.2017 la contabilità semplificata per cassa. Più precisamente, l’art. 5 prevede la modifica dell’art. 66 TUIR, per effetto della quale, a decorrere dall’1.1.2017, le imprese in contabilità semplificata determinano il reddito in base al principio di cassa in luogo di quello per competenza. Come noto, si tratta dei due principi di determinazione della base imponibile su cui corrispondere le imposte in sede di dichiarazione dei redditi.
La regola generale del principio di competenza è che il reddito viene calcolato indipendentemente dall’incasso o dal pagamento, basandosi sull’insorgere dell’operazione, mentre per il principio di cassa è basilare il momento dell’incasso o del pagamento, al fine della formazione del reddito imponibile.

I soggetti interessati alla nuova contabilità per cassa

Le suddette novità apportate dalla Stabilità 2017 per i contribuenti in contabilità semplificata interessano i seguenti soggetti:

  • persone fisiche che esercitano attività imprenditoriale (i professionisti sono già naturalmente assoggettati al regime di cassa e pertanto esclusi da tale modifica normativa);
  • società di persone;
  • enti non commerciali che, oltre all’attività istituzionale principale, esercitano un’attività commerciale non prevalente;
  • trust, se esercitano un’attività commerciale non prevalente.

Questi contribuenti saranno costretti ad adottare detto regime di tassazione. Si tratta, quindi, di un obbligo per coloro che abbiano optato per la contabilità semplificata, avendone i requisiti. Inoltre, con l’aggiunta all’art. 5-bis del d. lgs. n. 446/1997 del nuovo comma 1-bis per le società di persone/ditte individuali in contabilità semplificata, anche la base imponibile IRAP è determinata sulla base del principio di cassa applicato ai fini reddituali.
Al contribuente è comunque concessa la possibilità di optare per il regime ordinario (dove vige il principio di competenza).

Confermati i requisiti per l’accesso alla contabilità semplificata

Va precisato, che la tenuta della contabilità semplificata (per cassa) per il primo anno di applicazione della legge è collegata all’ammontare dei ricavi conseguiti/volume d’affari realizzato nell’anno precedente. Ciò richiede, quindi, di verificare l’ammontare dei ricavi/volume d’affari dell’anno precedente al fine di poter “confermare” la tenuta della contabilità semplificata (per cassa).
In base al nuovo art. 18 del DPR n. 600/1973 (come modificato dalla Stabilità 2017), per il 2017 sono stati confermati i requisiti, in termini di limite dei ricavi, per la tenuta della contabilità semplificata, che corrispondono al conseguimento di un ammontare di ricavi/volume d’affari 2016:

  • non superiore a € 400.000 per i soggetti esercenti prestazioni di servizi
  • e € 700.000 in caso di esercizio di altre attività.

Per il 2018 il mantenimento della contabilità semplificata (per cassa), pertanto, richiederà la verifica dei predetti limiti con riferimento ai ricavi incassati nel 2017.

Primo periodo di applicazione principio di cassa

Il reddito del periodo d’imposta in cui è applicabile il principio di cassa è ridotto “dell’importo delle rimanenze finali che hanno concorso a formare il reddito dell’esercizio precedente secondo il principio della competenza”. In altre parole, le rimanenze finali 2016 costituiscono un costo deducibile nel 2017.
Di conseguenza, l’applicazione delle nuove regole può comportare per il 2017 il conseguimento di una “perdita”, per le imprese nelle quali l’ammontare delle rimanenze è rilevante. La disciplina delle perdite non è stata modificata e quindi per le imprese in contabilità semplificata la perdita non può essere riportata nell’anno successivo. L’anno successivo (2018) l’assenza della valorizzazione delle rimanenze incide sulla variabilità del reddito, influenzato solo dai ricavi/costi/spese di periodo.

Passaggio dal regime per cassa al regime ordinario

Al fine di evitare salti e duplicazioni di tassazione in caso di passaggio dal principio di cassa al regime ordinario (contabilità ordinaria), e viceversa, “i ricavi, i compensi e le spese che hanno già concorso alla formazione del reddito non assumono rilevanza nella determinazione del reddito degli anni successivi”. Così, ad esempio, un ricavo dichiarato per competenza nel 2016, incassato nel 2017, non assume rilevanza per il 2017; una spesa dedotta per competenza nel 2016, pagata nel 2017, non assume rilevanza per il 2017.

I registri da adottare – cosa cambia

Fino al 31.12.2016, i sui registri contabili erano costituiti da:

  • Registro IVA vendite;
  • Registro IVA acquisti;
  • Registro cespiti ammortizzabili.

Vigendo il principio di competenza non vi era, infatti, la necessità di dover indicare, a fini contabili e fiscali, alcun elemento ulteriore.
Dall’1.1.2017, subentrando il principio di cassa, ai registri di cui sopra si aggiunge il registro degli incassi e dei pagamenti, perché venendo il contribuente tassato solo su “quanta parte incassa meno quanta parte paga” occorre dare evidenza di ciò.
Pertanto, i registri da adottare saranno i seguenti:

  • Registro IVA vendite;
  • Registro IVA acquisti;
  • Registro cronologico degli incassi e dei pagamenti (in mancanza di questo si presume che l’incasso e pagamento siano avvenuti nella data di registrazione sui registri IVA).
31 Gen 2017

Dal 1 gennaio 2017 è entrato in vigore il nuovo regime dell’imposta sul reddito d’impresa (IRI), introdotto con la nuova Legge di Stabilità n.232/2016.

La ratio di tale disciplina è quella di separare la tassazione del reddito d’impresa assoggettato ad IRI dalla tassazione del reddito personale dell’imprenditore/socio (assoggettato ad IRPEF), uniformando così l’imposizione del reddito delle imprese a prescindere dalla forma giuridica (ditta individuale, società di persone/di capitali), con l’obiettivo quindi di favorire la patrimonializzazione delle imprese.

Soggetti interessati dalla nuova tassazione

Il nuovo regime dell’imposta sul reddito d’impresa è esercitabile su opzione ed è applicabile alle sole:

  • imprese individuali;
  • società di persone (s.a.s. ed s.n.c.);
  • s.r.l. trasparenti a ristretta base proprietaria.

Per tali soggetti, la condicio sine qua non per l’applicabilità del regime, è l’operatività in contabilità ordinaria, anche per scelta, per tutto il periodo di durata dell’IRI, vincolato ad almeno 5 anni.

Modalità di adesione al nuovo regime

La scelta dell’IRI va comunicata all’Agenzia delle Entrate nella dichiarazione dei redditi, riferita al periodo d’imposta in cui si è deciso di aderire. Dunque, chi ad esempio decide di optare per l’IRI già dal periodo d’imposta 2017, ne darà comunicazione nel Modello Redditi/2018 (periodo d’imposta 2017). Al termine del periodo “vincolante”, l’opzione non si rinnova automaticamente, bensì tramite rinnovo dell’adesione, come già scelto per entrarvi la prima volta.

Criteri di tassazione

  • Con l’applicazione dell’IRI si vuole uniformare la tassazione, alla medesima aliquota, per tutte le forme d’impresa ammesse al regime, indipendentemente dalla natura giuridica assunta, in quanto il reddito non distribuito è tassato sempre all’aliquota del 24%, che è generalmente inferiore all’aliquota IRPEF marginale massima dell’imprenditore o dei soci;
  • scindendo il reddito dell’impresa da quello dell’imprenditore, diviene possibile sgravare in modo sostanziale e percepibile il reddito reinvestito nell’impresa e mantenere una tassazione analoga a quella degli altri redditi da lavoro (dipendente o da pensione), sulla parte di reddito che l’imprenditore ritrae dall’azienda per soddisfare i propri bisogni; in sostanza, mentre si mantiene un’equità orizzontale ai fini IRPEF sui redditi personali dei diversi tipi di lavoro (dipendente, autonomo, imprenditoriale), si riconosce, concedendo un carico fiscale ridotto, l’utilità sociale della patrimonializzazione e dell’investimento nell’azienda;
  • la tassazione del reddito d’impresa dei soggetti IRPEF, sia essa ad aliquota proporzionale IRI sia essa ad aliquota marginale IRPEF, resta idealmente riferibile in capo all’imprenditore ovvero ai soci in ragione della quota di partecipazione agli utili, anche se versata dall’impresa o dalla società;
  • risultano deducibili dal reddito d’impresa le somme prelevate dall’imprenditore nei limiti dell’utile di esercizio e delle riserve di utili assoggettate a tassazione sostitutiva negli anni precedenti. In sostanza l’IRI è pagata sul reddito d’impresa che tiene conto delle variazioni fiscali, come pure le somme prelevabili e deducibili sono a carico dell’utile e delle riserve, nei limiti del reddito dell’esercizio e dei redditi dei periodi d’imposta precedenti assoggettati ad IRI.
  • le perdite maturate durante l’applicazione del regime IRI (dovute, ad esempio, ad eccessivi prelievi da parte dell’imprenditore/collaboratori familiari/soci) sono computate in diminuzione del reddito ai fini IRI dei periodi d’imposta successivi:
    • per l’intero importo che trova capienza in essi;
    • senza la limitazione temporale del quinquennio prevista dall’art. 8, comma 3, TUIR.

Il reddito prodotto dall’impresa e non distribuito come utile non concorre quindi alla formazione del reddito complessivo IRPEF dell’imprenditore/collaboratore familiare/socio ma è assoggettato a tassazione “separata” con l’aliquota IRI del 24%.
Pertanto, il reddito su cui applicare l’IRI è quindi rappresentato dal reddito d’impresa diminuito dei prelevamenti dell’utile/riserve da parte dell’imprenditore/collaboratori familiari/soci, nei limiti del reddito dell’esercizio e dei periodi d’imposta precedenti assoggettati ad IRI.
Di conseguenza, al fine di evitare la doppia tassazione del reddito prodotto ai fini IRPEF e IRI, le somme prelevate assumono una duplice rilevanza fiscale:

  • da un lato per l’impresa (deducibilità ai fini IRI in capo alla ditta individuale/società di persone);
  • dall’altro lato ai fini della tassazione in capo al percipiente (imprenditore/collab. familiare/socio).

I prelevamenti

Un aspetto importante che occorre considerare nello scegliere il nuovo regime IRI, riguarda quindi l’aspetto dei prelevamenti/distribuzione di utili da parte dell’imprenditore/società.
Di conseguenza, per un’impresa individuale, che rappresenta la principale fonte di sostentamento per l’imprenditore, l’applicazione dell’IRI sarebbe quasi o totalmente nulla, in quanto verrebbe a mancare la base imponibile, poiché la maggior parte dell’utile è prelevato dall’imprenditore per il proprio sostentamento.
Nel caso di una società che consegue utili elevati e li utilizza per autofinanziarsi, l’adesione all’IRI troverebbe utilità, in quanto lasciando gran parte dell’utile in società, lo si sottrae alla tassazione in capo al socio.

Riflessi previdenziali

Il regime IRI non ha particolare rilevanza ai fini previdenziali: infatti, per determinare la base imponibile IVS, non si tiene conto del reddito d’impresa assoggettato ad IRI bensì del reddito d’impresa conseguito dalla ditta individuale/società di persone, che quindi concorrerà a formare l’imponibile previdenziale.

Considerazioni operative e finali

L’applicabilità delle nuove disposizioni normative in campo IRI, necessita di particolare attenzione, in particolar modo rispetto alla rilevazione contabile dei prelevamenti/distribuzione di utili, di cui occorrerà darne chiara definizione nel passivo dello stato patrimoniale, tra le voci di Patrimonio Netto, distinguendo tra le riserve di utili formatesi prime dell’entrata dell’IRI e quelle formatesi in regime IRI.
Si attendono inoltre chiarimenti da parte dell’Agenzia delle Entrate in tema di regole di imposizione per le srl e riguardo le società che adottano il regime di trasparenza.
In generale quindi, nei criteri per la scelta opzionale di applicabilità del regime, occorre considerare soprattutto la situazione fiscale specifica del singolo contribuente e non principalmente la forma giuridica della società/impresa.

18 Gen 2017
limite al prelievo e versamento in contanti
limite al prelievo e versamento in contanti

Le ultime novità introdotte da decreto “Collegato alla Finanziaria 2017” definisce modalità di versamento e prelievo di somme contanti per imprese e lavoratori autonomi.

Se e quanto è possibile prelevare o versare in contanti attraverso il conto corrente di un’impresa o di un professionista deve sempre essere motivo di attenzione, nella misura in cui ogni somma deve avere un suo giustificato motivo; questo perché, diversamente, si presume che un prelevamento si sia reso necessario per un pagamento “in nero” o che un veramente sia un ricavo non dichiarato.

La circolare informativa è disponibile qui.

Tuttavia le ultime novità introdotte dal legislatore con un decreto “Collegato alla Finanziaria 2017” risolvono (anche grazie alle sentenze della Corte Costituzionale) alcuni dubbi. In estrema sintesi a seguito di tali novità, la presunzione in base alla quale i prelevamenti dal c/c bancario non giustificati costituiscono importi non dichiarati si hanno quando:

Per i Prelevamenti dal c/c

Prelevamenti per le imprese Imprese

Relativamente alle imprese è stato introdotto un limite all’operatività della presunzione con riguardo ai prelevamenti, disponendo che, ai fini dell’accertamento, va tenuto conto esclusivamente degli importi “superiori a euro 1.000 giornalieri e, comunque, a euro 5.000 mensili”.
L’operatività della nuova disposizione pone le seguenti questioni:

  • la presunzione è applicabile soltanto alla parte dei prelevamenti eccedenti i predetti limiti, ovvero se, superato il limite, la stessa opera per l’intero ammontare?
  • i limiti operano congiuntamente ovvero separatamente?

Nel primo caso, infatti, la presunzione opera in presenza, ad esempio, di 5 prelevamenti da € 1.001 nell’arco dello stesso mese, dato il superamento di entrambi i limiti, mentre non opera in presenza, ad esempio, di 7 prelevamenti da € 900 nello stesso mese, posto il superamento soltanto del limite di € 5.000 mensili.
Il contribuente, in presenza di prelevamenti superiori ai predetti limiti, può comunque dimostrare, come specificato dall’Agenzia delle Entrate nella Circolare 19.10.2006, n. 32/E, “la loro coerenza con il tenore di vita rapportabile al volume di affari dichiarato”.

Per i Lavoratori autonomi

Il Decreto Collegato alla Finanziaria 2017 ha eliminato il riferimento ai “compensi”. Di conseguenza, per tali soggetti, non opera (più) la presunzione basata sui prelevamenti.

Per i versamenti sul c/c

sia con riguardo alle imprese che ai lavoratori autonomi, continua ad operare la presunzione in base alla quale i versamenti, qualora ingiustificati, costituiscono reddito.

Decorrenza delle nuove disposizioni

Le nuove disposizioni sopra esaminate sono applicabili a decorrere dal 3.12.2016. In merito alla possibile applicazione retroattiva delle stesse, va evidenziato che l’Agenzia delle Entrate, nel fornire chiarimenti in merito all’estensione della presunzione sui prelevamenti in capo ai lavoratori autonomi ad opera della Legge n. 311/2004, nella Circolare 19.10.2006, n. 32/E aveva affermato che, avendo la disposizione “natura meramente procedimentale”, risultava applicabile anche per l’accertamento di annualità pregresse rispetto alla relativa entrata in vigore, intervenuta l’1.1.2005. Infatti la stessa regolamenta(va) “il potere istruttorio dell’amministrazione finanziaria e non direttamente le regole di determinazione e quantificazione del reddito”. Ora, posto che le novità in esame, analogamente all’intervento precedente, non comportano alcun mutamento sostanziale delle regole di determinazione del reddito, si ritiene che le stesse operino retroattivamente.
Di conseguenza, le imprese saranno tenute a giustificare i prelevamenti effettuati antecedentemente al 3.2.2016 soltanto se superiori alle nuove soglie. Ciò può avere riflessi (positivi) nei contenziosi in corso.
La circolare informativa è disponibile qui.

18 Nov 2016

Nuove importanti novità sulla
rottamazione delle cartelle

In sede di conversione del DL n 193/2016 sulla “rottamazione delle cartelle Equitalia” sono state inserite alcune importanti novità:

  • Vengono inclusi nella sanatoria di tutti carichi affidati ad Equitalia entro la fine del 2016.
    Per favorire il debitore la stessa Equitalia dovrebbe inviare una comunicazione via posta ordinaria indicando quei ruoli per cui non è stata ancora notificata la cartella e che non potrebbe comunque esserlo entro marzo 2017, ovvero trasmessa la raccomandata informativa che segue gli accertamenti esecutivi ovvero ancora notificato l’avviso di addebito.
  • Viene disposto che i dati necessari per la definizione siano anche messi a disposizione dei debitori sia presso gli uffici di Equitalia che nell’area dedicata del sito istituzionale. La consultazione di tali fonti sarà importante anche per stabilire con certezza la data di trasmissione del carico da definire, che non si ricava dalla cartella di pagamento.
    • Tutte le scadenze vengono spostate in avanti
      1) La domanda di rottamazione potrà essere presentata, o integrata, entro la fine di Marzo 2017 e la comunicazione con l’indicazione delle somme da versare sarà inviata da Equitalia entro la fine di Maggio 2017.
      2) Il numero massimo di rate viene portato a cinque con tre scadenze nello stesso 2017, a Luglio, Settembre e Novembre, e due nel 2018, ad Aprile e Settembre.
      3) In caso di presentazione della domanda, sono sospesi i pagamenti delle rate in scadenza dal 1 gennaio 2017.
  • In caso di decadenza della sanatoria, è ancora possibile dilazionare il debito residuo, purché alla data di presentazione, non siano decorsi 60 giorni dalla notifica della cartella di pagamento e/o dell’accertamento esecutivo o dell’avviso di addebito.
  • Vengono escluse dalla sanatoria tutte le sanzioni diverse da quelle tributarie o correlate ad obblighi previdenziali e assistenziali (ad esempio le sanzioni per violazioni amministrative).
  • Tutti quegli Enti, compresi i Comuni, che non utilizzano Equitalia per la riscossione, hanno 60 giorni di tempo per approvare un regolamento specifico che disciplini la definizione delle ingiunzioni ancora da riscuotere, stabilendo la scadenza delle rate, che comunque non possono andare oltre il 30 settembre 2017, e stabilendo le modalità con cui il debitore può richiedere di avvalersi della sanatoria. Infine lo sconto dovrà essere applicabile solo alle sanzioni e non anche agli interessi di mora.

Vi aggiorneremo tempestivamente ed siamo a vostra completa disposizione per ogni ulteriore informazione in merito.

5 Ago 2016
collezione-STERNZANIN
collezione-STERNZANIN

Collezionista non paga tasse se non c’è attività di impresa

Collezionista che non fa impresa

Il collezionista che vende quadri, mobili, francobolli da collezione o altro, è escluso da tassazione e adempimenti fiscali, fino a quando non assume le caratteristiche dell’imprenditore individuale, attività che deve essere esercitata in modo abituale e professionale.

Beni esclusi dalla tassazione

Rientrano nel settore escluso dalla tassazione i beni quali quadri e altre opere d’arte, mobili e oggetti d’antiquariato, gioielli antichi, auto d’epoca, francobolli da collezione, libri antichi ..etc.

Confine tra collezionista e mercante d’arte

Per i giudici tributari, la linea di demarcazione tra collezionista e mercante d’arte, è rappresentata dalla presenza o meno dei requisiti della commercialità.
Il collezionista rimane tale fino a quando non assume la caratteristiche dell’imprenditore individuale.

Attività soggetta ad adempimenti

La generica attività di vendita di un bene è soggetta ad adempimenti solo quando è realizzata in via professionale e abituale, requisiti che devono emergere dalla regolarità, sistematicità e ripetitività con i quali il soggetto realizza atti finalizzati al raggiungimento di uno scopo.

Nel caso del contribuente, è escluso l’obbligo fiscale, considerato che mancano i requisiti di abitualità, professionalità e organizzazione.

#Collezionista non paga tasse se non c’è attività di #impresa. #STERNZANIN

3 Ago 2016
IRPEF- casa- STERNZANIN
IRPEF- casa- STERNZANIN

Bonus Irpef: agevolazioni per chi compra casa e la affitta

Il decreto legislativo “sblocca-Italia” prevede che sia concesso un Bonus Irpef a chi compra una casa per concederla in affitto.
Con il decreto, viene concessa all’acquirente persona fisica una deduzione dal reddito complessivo pari al 20% del prezzo di acquisto di unità immobiliari a destinazione residenziale, di nuova costruzione o oggetto di interventi di restauro o di ristrutturazione con i seguenti requisiti:

  • “invendute” alla data del 12 novembre 2014;
  • conseguano l’agibilità tra il 1 gennaio 2014 e il 31 dicembre 2017 mediante il rilascio dell’apposita certificazione da parte del Comune o per intervenuta formazione del silenzio assenso.

Le unità immobiliari “invendute” sono le abitazioni già interamente o parzialmente costruite, o quelle per le quali al 12 novembre 2014, fosse stato rilasciato il titolo abilitativo edilizio comunque denominato.
Occorre fare riferimento ad unità immobiliari:

  • destinate alla locazione per un periodo continuativo di almeno otto anni;
  • non classificate nelle categorie catastali A/1, A/8 e A/9;
  • non ubicate in zone agricole;
  • con prestazioni energetiche certificate in classe A o B.

Il 20% di deduzione può essere calcolato sulla parte del prezzo non superiore ai 300 mila euro, nonché sugli interessi passivi, dipendenti da mutui contratti per l’acquisto delle unità immobiliari in questione.

La deduzione è ripartita in otto quote annuali di pari importo, a partire dal periodo d’imposta nel quale avviene la stipula del contratto di locazione, e non è cumulabile con altre agevolazioni fiscali previste da altre disposizioni di legge per le medesime spese.

Essa spetta ai soggetti titolari del diritto di proprietà dell’unità immobiliare in relazione alla quota di proprietà.
La stessa deduzione spetta anche per le spese sostenute dal contribuente per contratti d’appalto stipulati al fine della costruzione di un’unità immobiliare a destinazione residenziale su aree edificabili già possedute dal contribuente stesso, prima dell’inizio dei lavori.

#Agevolazioni per chi compra casa e la affitta. #Affitto #Casa #STERNZANIN

28 Lug 2016

Mutui esenti dalle imposte

Agenzia delle Entrate chiarisce le esenzioni

L’Agenzia delle Entrate chiarisce che l’esenzione da bollo e registro per i mutui garantiti, è applicabile anche ai mutui beneficiari finali del prestito.

L’Agenzia delle Entrate mette in chiaro che il regime fiscale di favore relativo ai contratti di finanziamento stipulati tra la Cassa depositi e prestiti, e le banche intermediarie, si estende anche al cliente finale.

Agevolazione mutui

Per i mutui ipotecari concessi dalle banche, per l’acquisto dell’abitazione principale e per i lavori di ristrutturazione, alle giovani coppie e alle famiglie numerose o con disabili, non è richiesto registro, bollo e altre imposte indirette.

Categorie meritevoli
Questa è un’agevolazione volta a favorire l’accesso al credito da parte di categorie di soggetti meritevoli di tutela.
Rientrano in questa categoria le giovani coppie, disabili, famiglie numerose per l’acquisto dell’abitazione principale o per interventi di ristrutturazione che prevedono una particolare procedura di erogazione di finanziamenti alle banche da parte della Cassa depositi e prestiti.

Quando è prevista l’esenzione delle imposte

L’esenzione dalle imposte di registro e di bollo, e da ogni altra imposta indiretta, applicabile anche ai mutui conclusi con i beneficiari finali del prestito, è prevista per i contratti di finanziamento stipulati tra la Cassa depositi e prestiti, e le banche intermediarie.

#Mutui esenti dalle #imposte. #Agenzia delle Entrate #Esenzioni #SternZanin

20 Lug 2016
start up- stern zanin
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Start up - costituire una società online

Start up senza Notaio

Da oggi, 20 luglio 2016, è possibile costituire una startup gratis online senza ricorrere alla figura del Notaio.
Sono state approvate le procedure tecniche per compilare il modello standard di atto costitutivo delle startup innovative, che permette di evitare il ricorso al notaio e di conseguenza l’esborso della parcella dovuta.

Registrare la Start up

Lo startupper deve registrarsi al sito startup.registroimprese.it, dove all’interno troverà una guida dettagliata che spiegherà come procedere al termine della registrazione.

Trasmissione all’Ufficio delle Entrate

Dopo aver terminato la registrazione, sarà compito della piattaforma inviare il tutto all’Ufficio delle Entrate, mediante posta elettronica certificata dedicata, che comprende il modello sottoscritto, l’atto costitutivo, eventuali altri documenti e la ricevuta di pagamento.

L’Ufficio delle Entrate trasmetterà, a sua volta, all’indirizzo dedicato, la liquidazione finale e gli estremi di registrazione.
La normativa è considerata un passo avanti sulla strada della semplificazione burocratica, ma anche e soprattutto un vantaggio economico per lo startupper, che spesso è giovane e coglie volentieri le opportunità di risparmio.

Fondamentale la figura del Commercialista

Dai calcoli elaborati da EconomyUp, è emerso che scegliendo di costituire una startup innovativa senza ricorrere al notaio, uno startupper potrà risparmiare fino a 2000 euro.
Resta, comunque, fondamentale il ricorso al commercialista di fiducia, per il disbrigo di tutte le pratiche relative alla costituzione e al mantenimento di una startup, figure professionali che affiancano gli startupper per aiutarli a districarsi nella burocrazia.

I professionisti di Stern Zanin, con la loro decennale esperienza, sono a vostra disposizione per illustrarvi, consigliarvi ed orientarvi con la costituzione della vostra Start up.

Contattaci ora!

Per maggiori info: startup.registroimprese.it

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19 Lug 2016
inps
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Liste di mobilità, scadenza 31 luglio

Presentare domanda all’Inps

Per tutti i datori di lavoro che hanno assunto, prorogato o trasformato il rapporto di lavoro, entro il 31 dicembre 2012, a lavoratori iscritti nelle liste di mobilità, ma che non hanno ancora fatto domanda per accedere al beneficio, è ancora possibile, fino al 31 luglio 2016, presentare domanda in via telematica alla sede Inps.

Datori di lavoro ammessi al beneficio

Per i datori di lavoro che, invece, sono già stati ammessi al beneficio per assunzioni, proroghe e trasformazioni di contratti di lavoro, entro il 31 dicembre 2012, ma che non hanno ancora fruito dell’incentivo e che devono effettuare la variazione delle denunce UniEmens riguardanti il periodo di spettanza del beneficio, e trasmetterle all’Inps, hanno tempo fino al 30 settembre 2016.

A chi è rivolta l’agevolazione

L’agevolazione riguarda i lavoratori licenziati dalle piccole aziende, che comprendono fino a 15 dipendenti, e ai datori di lavoro che li hanno riassunti per fruire degli incentivi previsti per l’anno successivo, il 2013.
L’agevolazione può arrivare fino ad un massimo di 2.280 euro annui, per un valore di 190 euro al mese.

Con messaggio n.2554/2016, l’Inps ricorda che i datori di lavoro devono aver assunto lavoratori iscritti alle liste di mobilità entro il 31 dicembre 2012.
Ricorda, inoltre, che l’incentivo si applica anche per le proroghe e le trasformazioni a tempo indeterminato di precedenti rapporti agevolati, purché queste siano intervenute entro il 2012.

Liste di #mobilità, scadenza 31 luglio. #Datoredilavoro #lavoro #INPS #STERNZANIN

7 Lug 2016
ravvunico,tax
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Omesso versamento contributi

Omissione compiuta dal datore di lavoro

Con la circolare n.121 del 5 luglio, l’Inps ha illustrato il quadro normativo a seguito dell’intervento di parziale depenalizzazione del reato di omesso versamento delle ritenute previdenziali.

Numerosi reati, in materia di lavoro e legislazione sociale, a seguito del decreto legislativo 15 gennaio 2016, n. 8, sono stati depenalizzati in illeciti amministrativi.

Tra quelli coinvolti dall’intervento di depenalizzazione, puniti con la sola pena pecuniaria, si sottolinea il reato di omesso versamento dei contributi da parte del datore di lavoro, che in passato prevedeva la reclusione fino a tre anni e la multa fino ad euro 1032.

L’attuale disciplina, in vigore dal 6 febbraio 2016, opera, invece, una distinzione legata al valore dell’omissione compiuta dal datore di lavoro:

  • Si prevede, infatti, che l’illecito amministrativo di mancato versamento dei contributi di importo inferiore a euro 10.000 annui sia punito con una sanzione che va da euro 10.000 a 50.000
  • Quando invece il mancato versamento è di importo superiore ad euro 10.000 annui, si conferma la sanzione penale della reclusione fino a 3 anni congiunta alla multa fino a euro 1.032

In ogni caso, il datore di lavoro non è assoggettabile neppure alla sanzione amministrativa per quelle sotto soglia, se versa quanto dovuto entro tre mesi dalla contestazione o dalla notifica dell’accertamento della violazione.

Tuttavia, sia il reato che l’illecito amministrativo, sussistono solo se, a seguito di conguaglio tra gli importi contributivi a carico del datore di lavoro e le somme anticipate, non risulta un saldo attivo a favore del datore di lavoro e, comunque, a fronte di una effettiva corresponsione della retribuzione ai dipendenti.

Il doppio binario sanzionatorio riguarda anche i collaboratori coordinati e continuativi ed i lavoratori agricoli.

 

 

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